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PeaceLink: come mai ai tempi del GIP Todisco dissero che gli altoforni non si potevano fermare?

PeaceLink: come mai ai tempi del GIP Todisco dissero che gli altoforni non si potevano fermare?

“Dopo il fallimento della cosiddetta “ambientalizzazione” (neologismo ingannevole), arriva anche il fallimento del rilancio produttivo tanto annunciato”, scrive Alessandro Marescotti, Presidente PeaceLink.

“L’obiettivo era un’ILVA con emissioni ridotte, ma abbiamo assistito a un aumento dei picchi di benzene. Primo fallimento. Si puntava a una produzione di 6 milioni di tonnellate/anno, mentre ieri lo stabilimento si è fermato. Secondo fallimento.

Nel frattempo, i debiti si accumulano: al 31 dicembre 2022, le passività complessive hanno superato i 4 miliardi e 700 milioni. E stiamo aspettando i dati del bilancio 2023 di Acciaierie d’Italia che faranno registrare un aumento ulteriore delle passività. Terzo fallimento che sarà con tutta probabilità pagato dalla collettività, e che lascia presagire una fuga di tutti i possibili acquirenti di cui si parla in queste settimane.

Se l’economia è alla base delle trattative, nessuna azienda di buon senso ha l’intenzione di investire i propri capitali per un’impresa che è in costante e pesante perdita dal 2012, anche nei momenti favorevoli della congiuntura dei mercati mondiali.

La collettività sta pagando questi tre fallimenti. Da quelli ambientali a quelli economici, per non parlare di quelli occupazionali che vedono fortemente preoccupati i sindacati. Una vera e propria Caporetto per tutti coloro che in questi anni hanno annunciato un futuro di successi e di rilancio.

Fermato l’ultimo altoforno

E veniamo al fermo momentaneo dell’ultimo altoforno in funzione. Un guasto meccanico al nastro trasportatore (che dal porto serve materie prime all’altoforno 4 dell’ILVA di Taranto) ha nei fatti causato il fermo dell’intero stabilimento. Questo guasto cioè ha portato alla sospensione temporanea dell’unico altoforno operativo nel siderurgico tarantino, uno stop che dovrebbe durare non più di 24 ore. Poi la produzione riprenderà.

Tuttavia, l’evento è particolarmente simbolico ed è di portata storica.

Non accadeva dal 1965 (data dell’inaugurazione del polo siderurgico di Taranto) che lo stabilimento fermasse la produzione.

Attualmente, in quello che era il più grande siderurgico d’Europa, assistiamo a uno stallo produttivo: ieri non è uscita una sola bramma di acciaio. È una situazione senza precedenti nella sua storia. Inoltre, anche quando ritornerà in funzione, l’altoforno 4 non produrrà a pieno regime ma a intermittenza, necessitando di una serie di interventi di manutenzione. Fino ad ora, infatti, questo altoforno produce 4-4500 tonnellate di ghisa al giorno, ben al di sotto della capacità massima di 16500 tonnellate giornaliere.

Annotazioni tecniche sugli altoforni

Lo stabilimento ILVA di Taranto aveva 5 altoforni. Ma attivi erano 4 al tempo dei Riva. Con 4 altoforni si potevano superare i 10 milioni di tonnellate annue di ghisa, poi trasformata in acciaio nei convertitori delle cosiddette “acciaierie” ACC1 e ACC2.
Gli altoforni si chiamano AFO.
Il maggiore è l’AFO5 ed è il più grande d’Europa. Negli ultimi anni era fermo. Gli altoforni che negli ultimi anni producevano erano i seguenti: AFO1, AFO2 e AFO4. Il loro volume annuo produttivo complessivo non ha mai raggiunto i 6 milioni di tonnellate/anno nel periodo successivo all’intervento della magistratura del 2012.
Recentemente era in funzione solo AFO4 che adesso è fermo. Tutti gli altoforni in questo momento sono momentaneamente fermi per il guasto sopra citato e per manutenzione. E gli indicatori di inquinamento attualmente disponibili nel quartiere Tamburi di Taranto sembrano scendere.

La “bugia tecnica” ai tempi della Todisco

Il fermo di tutti gli altoforni è un fatto eccezionale che non è avvenuto neppure per un’ora dopo l’ordinanza di fermo produttivo e di sequestro da parte del GIP Patrizia Todisco nel 2012. Allora l’azienda “disobbedì” per ragioni “tecniche”. Disse che un altoforno “non si poteva fermare”, altrimenti vi sarebbero stati problemi di sicurezza. Si parlava di una spaventosa esplosione. Oggi abbiamo la conferma che veniva narrata sostanzialmente una pietosa “bugia tecnica”. Infatti AFO4 oggi si è fermato, e anche velocemente. E non c’è stata nessuna devastante esplosione.”

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