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Così Franco Rizzo, Esecutivo Confederale Usb, al termine dell’audizione delle organizzazioni sindacali, in Commissione Industria del Senato

“Il Governo sbaglia a versare risorse lasciando l’attuale assetto societario, con Arcelormittal come socio di maggioranza. Unico Stato in cui vengono dati fondi pubblici senza che vi sia uno straccio di piano industriale. In tutta questa vicenda accade inoltre che si finanzia una multinazionale che ha messo la Sanac a rischio fallimento: primo caso di azienda a partecipazione statale che porta un’azienda analoga al baratro, semplicemente perchè quest’ultima chiede il pagamento di fatture arretrate.

Stiamo acquistando peraltro refrattario dall’estero, dispensando risorse pubbliche per far lavorare aziende cinesi e brasiliane, mentre i lavoratori della Sanac e dell’ex Ilva sono in cassa integrazione, rischiando il licenziamento. Quanto allo scudo penale, non ne vediamo l’opportunità, visto che l’azienda stessa dichiara di aver ottemperato al 95% delle prescrizioni Aia.

Fuori tempo e fuori luogo, essendo generica, questa rischia di diventare una norma di impunità rispetto agli eventuali e purtroppo probabili infortuni che possono verificarsi in fabbrica, a causa della incuria e della mancanza di manutenzione degli impianti. Per quel che riguarda l’appalto, non ci sono novità: sempre importante la somma che Acciaierie d’Italia deve alle aziende, grandissimi i ritardi nel pagamento, con un fenomeno, quello del dumping contrattuale, che mina la stabilità ed il rispetto di diritti che si ritenevano acquisiti.

Vige ormai la regola del massimo ribasso che ovviamente ricade sull’anello debole della catena: i lavoratori. Per quel che riguarda i 1600 ex Ilva in As, che sono fuori dalla fabbrica ormai da tre anni, e con riferimento ai quali non è dato sapere se c’è una prospettiva futura, ci domandiamo se ci sono accordi secretati che li riguardino.

Annunciamo una nostra richiesta per tavoli congiunti con Mimit e Ministero del Lavoro in cui si discuta dei livelli occupazionali, della garanzia del reddito, delle integrazioni salariali, del riconoscimento dei benefici previdenziali dei lavoratori di Acciaierie d’Italia, Ilva in As e appalto. Per noi l’accordo di programma parte da qui. Vogliamo discutere di misure a favore della forza lavoro legata alle sorti dell’acciaieria. Il Governo istituisca un tavolo per affrontare il problema del grandissimo disagio che tanti lavoratori vivono ormai da anni e sempre con maggiore preoccupazione. Con riferimento infine ai quattro impianti di cui si è parlato nell’incontro al Mimit della scorsa settimana, quindi rigassificatore, dissalatore, rilancio del cementificio ed eolico, non abbiamo dubbi sul fatto che è inaccettabile una proposta che propina ad una comunità estremamente provata da questo punto di vista, ulteriori presenze ingombranti e ad alto impatto ambientale.

Questo, per avere cosa in termini occupazionali? Poche centinaia di posti di lavoro: la realizzazione dei quattro impianti non determinerebbe infatti la riqualificazione ed il reinserimento dell’attuale forza lavoro, ma richiederebbero figure altamente specializzate con competenze ben precise. Quindi si tratta di progetti perfettamente inutili dal punto di vista della ricollocazione dei lavoratori in questione, e soprattutto pericolosi per lo stato ambientale già precario del territorio”.