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Figisc Confcommercio e le altre organizzazioni di categoria del settore confermano le annunciate 48 ore di sciopero. La mobilitazione riguarderà le pompe di benzina su strade ed autostrade e gli impianti self service.

Le motivazioni della protesta: ‘NO’ alla campagna diffamatoria contro il settore; le politiche di prezzo alla pompa non sono imputabili ai gestori, il cui margine medio di guadagno è di 3 cent al litro a prescindere dal prezzo finale al consumatore; ‘NO’ ai nuovi obblighi di legge a carico dei gestori già sottoposti a verifiche da parte di numerosi organi di controllo. Per i sindacati di categoria non sono cambiate le condizioni per revocare lo sciopero: pur consapevoli dell’impegno da parte del ministro Urso per ridurre le sanzioni, resta l’obbligo del cartello e del messaggio che passa e cioè che quella dei carbo-distributori è una categoria che specula e da tenere sotto controllo.

“Le aperture del Governo sul decreto Trasparenza – commenta il presidente prov. di Figisc Paolo Castellana, vice presidente nazionale della Federazione dei Gestori carburanti- ad oggi non sono state considerate sufficienti. Pertanto, al momento confermiamo lo sciopero. Le nostre organizzazioni ritengono poco inutile per la tutela del consumatore, l’obbligo del cartello del prezzo medio regionale, essendo il livello di trasparenza dei prezzi già elevato.

A nostra parere il cartello disorienta il consumatore poiché chi guida fa le proprie scelte sulla base della conoscenza del proprio mercato locale e non di un astratto indicatore medio regionale. Di contro l’esposizione del cartello rappresenta un costo per l’operatore. Riteniamo inoltre che sia offensivo per la reputazione della categoria” I sindacati comunque sono disposti ad individuare un percorso condiviso che scongiuri lo sciopero. Nelle prossime ore potrebbero esserci delle novità