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Di seguito il documento per il Prefetto di Taranto del Coordinamento Taranto:

“1) Consideriamo positivamente la Sentenza di Ambiente Svenduto che prevede la confisca degli impianti inquinanti e quindi il loro fermo;

2) riteniamo che non si possa procedere alla nazionalizzazione degli impianti perché sono attualmente sotto sequestro in quanto pericolosi per la salute e l’ambiente;

3) sosteniamo la nuova inchiesta della magistratura che contesta l’efficacia della messa a norma degli impianti;

4) contestiamo lo scudo penale e il relativo decreto salva Ilva che serve a bloccare la magistratura;

5) consideriamo importanti le 4 valutazioni preventive del danno sanitario relative agli impianti ILVA in quanto tutte forniscono “rischio sanitario inaccettabile” e pertanto sottolineiamo che non ha senso richiedere o attendere valutazioni predittive che sono state già effettuate e che indicano la persistenza anche per il futuro, anche con prescrizioni AIA attuate, di conseguenze inaccettabili per la salute;

6) consideriamo pericoloso un eventuale rigassificatore perché già in passato la VIA lo ha considerato incompatibile con un’area industriale ad alto rischio di incidente rilevante;

7) sosteniamo la necessità di usare il fondo europeo per la transizione ecologica JTF per salvare Taranto e riconvertire i lavoratori ILVA; tale fondo è stato istituito dalla Commissione Europea proprio per investire in settori diversi rispetto all’Ilva; quella è la strada, tutte le altre sono solo tentativi fallimentari; lo dimostra l’esperienza fin qui condotta con vari esperimenti di salvataggio e rilancio, uno peggiore dell’altro.

Deduzioni e conclusioni

8) Riteniamo che il futuro di Taranto debba partire dall’osservanza scrupolosa della sentenza della magistratura (sequestro e confisca di impianti non compatibili con la salute pubblica) e dall’attivazione di alternative con il consistente fondo europeo della transizione giusta già stanziato (oltre 700 milioni di euro di JTF) nell’interesse dei lavoratori che vanno ricovertiti e riqualificati (il JTF lo prevede esplicitamente) e resi protagonisti di altre attività economiche e professionali orientate alla transizione ecologica. Lo stabilimento ha ingoiato enormi risorse senza garantire l’occupazione ma rendendola sempre più precaria.

9) Riteniamo inaccettabile la proposizione di un modello di produzione definito “green” da realizzarsi tra molti anni, lasciando consapevolmente e colpevolmente per molti anni esposti agli inquinanti la popolazione ed i bambini e gli operai (con conseguenze considerate inaccettabili dalla scienza), prolungando ulteriormente un calvario sanitario che la magistratura ha cercato in tutti i modi di fermare applicando la legge. La CEDU ha condannato l’Italia per violazione dei diritti umani e l’ONU considera Taranto “zona di sacrificio”.

10) Consideriamo grave la posizione politica di chiunque sull’ILVA faccia o auspichi scelte contro l’evidenza scientifica e contro l’autonomia della magistratura. Chi vuole continuare a produrre in queste condizioni non sta dalla parte della magistratura e non considera le evidenze scientifiche su cui la magistratura agisce, quindi non sta dalla nostra parte. Chi vuole continuare così è sempre più complice della “zona di sacrificio” e della violazione dei diritti umani stigmatizzata dall’ONU e dalla Corte Europea dei Diritti Umani. Va detto stop al calvario sanitario di Taranto.

Il 2023 deve essere l’ultimo anno di funzionamento di impianti che per la scienza producono un danno sanitario inaccettabile sia a 8, sia a 6 e sia a 4,7 milioni di tonnellate annue di acciaio. E che – secondo la Valutazione predittiva del danno sanitario realizzata nel 2021 dall’OMS – provocherebbero dalle 50 alle 80 morti premature evitabili nei dieci anni successivi all’attuazione delle prescrizioni del piano ambientale.

Sono disponibile a un pubblico confronto con chiunque abbia argomenti per smentire anche solo uno dei punti qui elencati.”

Nell’incontro con il Prefetto di Taranto ha parlato una mamma affetta da una grave leucemia. Questa la sua testimonianza:

Ha portato al Prefetto di Taranto la voce dei pazienti di oncoematologia
La testimonianza di Celeste Fortunato

Ha incontrato il Prefetto di Taranto con una delegazione del Coordinamento Taranto che si batte contro il nuovo scudo penale concesso all’ILVA e istituito dal Decreto Legge 2/2023. Riportiamo qui il discorso di questa mamma affetta da una grave forma di leucemia.

“Nel mio reparto, così come nel reparto oncologico, perché certe realtà se non le vivi non le puoi conoscere fino a fondo, per non parlare poi se le vivi sulla tua pelle, i malati aumentano ogni giorno di più, i trapiantati al midollo osseo sono tantissimi. Il reparto è gestito da personale eccellente ma lavora a fatica perché siamo veramente tanti”.

“E’ straziante sentire una mamma che dice ‘se io potessi tornare indietro non avrei messo al mondo mio figlio in queste condizioni’ per la paura che si ammali. O sentire amiche che dicono ‘non voglio fare figli, rinuncio perché ho paura’. Se noi siamo arrivati al punto che una donna dica questo vuol dire che come umanità abbiamo fallito”