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“Bisogna ripristinare la legge che consente, ai lavoratori ex Ilva esposti all’amianto, il pensionamento anticipato. In passato sono stati tantissimi i lavoratori a lungo esposti che hanno beneficiato dell’anticipo pensionistico, favorendo così un turn-over con l’ingresso in fabbrica di nuovi e giovani lavoratori. Lo dichiara Massimiliano Stellato, consigliere regionale.

“La Uil e la Uilm – prosegue – hanno più volte evidenziato al Governo ed alla politica la necessità di ripristinare questa misura, partendo dai principi ispiratori della legge n. 257 del 1992, che consentì il prepensionamento degli esposti all’asbesto. Un appello che da anni cade nel vuoto. Si è temuto che, riaprendo le maglie della legge, si sarebbe caricata la spesa pubblica di nuovi oneri previdenziali e che lavoratori di altri settori industriali, oltre quelli del siderurgico, avrebbero potuto accedere ai benefici normativi.

Ma il ragionamento va adesso reimpostato, rispetto a nuovi elementi sopraggiunti. Il primo é che, rispetto alla complessiva platea ex Ilva, dal 2018, moltissimi lavoratori sono fuori dal processo produttivo, perché collocati in cigs a zero ore, cassa integrazione che viene maggiorata di anno in anno del 10 per cento, attraverso il Milleproroghe o la legge di Bilancio.

Questi lavoratori, benché un accordo sindacale abbia previsto il loro reinserimento in fabbrica, a valle del completamento del piano industriale e ambientale, di fatto sono ancora a casa, inattivi. Ritengo che anche all’interno dei cassintegrati di Ilva in As, ci sia un numero di lavoratori che potrebbe accedere ai benefici del pensionamento anticipato per l’amianto, qualora il meccanismo legislativo fosse ripristinato. In tal modo, si ridurrebbe la platea dei cassintegrati Ilva in amministrazione straordinaria (oggi 1600 unità). Si perseguirebbe, così, il ridimensionamento di questa forza lavoro offrendo, ai dipendenti, certezze per il futuro. Il secondo motivo poi, è la persistenza di una quota considerevole di cassintegrati con l’attuale gestione di Acciaierie Italia, precedentemente Arcelor.

Dal 2019 l’azienda ha usato continuativamente gli ammortizzatori sociali. Prima la CIG ordinaria, poi quella Covid e, da marzo, quella straordinaria che durerà fino a marzo 2023. La richiesta dei sindacati di ridurre l’uso della cassa integrazione, non è mai stata accolta. Rischia, anzi, di diventare strutturale e permanente. Ritengo, dunque, che tutto il personale di Acciaierie d’Italia in cassa integrazione sia rioccupato, in una fabbrica più compatta, snella e moderna, grazie ad un rinnovato quadro aziendale che tenga insieme la tutela del lavoro e della produzione con quella della salute e dell’ambiente.

Quindi, il ripristino della legge sull’amianto, dopo una opportuna verifica dei requisiti di applicabilità, può consentire di assicurare una adeguata protezione sociale ai lavoratori, riducendo così le risorse per la cassa integrazione, che a lungo andare rischia di configurarsi, per i lavoratori e le loro famiglie, come puro assistenzialismo”.