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Xylella. Il presidente di Coldiretti Puglia Muraglia in audizione in Commissione Agricoltura della Camera

Nei prossimi 5 anni arriveranno quasi 2 miliardi di euro per lo sviluppo rurale della Puglia con la nuova ripartizione dei fondi del PSR 2023-2027, un’attribuzione consistente che impone una decisa inversione di tendenza per non ripetere gli stessi errori del passato, sburocratizzando le procedure e puntando sulle filiere, sui giovani e razionalizzando le risorse per i GAL. E’ quanto afferma Coldiretti Puglia, in relazione al riparto Feasr per il periodo 2023-2027per le regioni italiane, con la Puglia che si vede assegnare 1.184.879.283 euro con il 49,50% di cofinanziamento nazionale.

E’ necessario costruire un PSR in linea con le reali esigenze delle imprese agricole – dice Coldiretti Puglia – che faccia recuperare la competitività persa negli anni precedenti, grazie a bandi snelli perché la burocrazia “ruba” in Puglia fino a 120 giorni all’anno al lavoro nelle aziende agricole ma soprattutto frena, con le inefficienze, l’avvio di nuove attività e l’ingresso di giovani nell’attività di impresa. Con i fenomeni inflazionistici aggravati dalla guerra in Ucraina, serve investire sulle filiere, per costruire percorsi dal campo alla tavola che riconoscano il giusto valore alle produzioni agricole e al cibo locale – insiste Coldiretti Puglia – riequilibrando i fondi assegnati ai GAL che tengano conto del minimo imposto da Bruxelles, pari al 5% delle risorse totali, dando finalmente spazio e risorse ad una misura ad hoc sul benessere animale, attraverso una semplificazione burocratica e una maggiore capacità di spesa.

“Come sempre, offriremo il massimo della collaborazione perché dobbiamo salvaguardare un settore chiave per la sicurezza e la sovranità alimentare soprattutto in un momento in cui con il conflitto in Ucraina il cibo ha dimostrato tutta la sua strategicità. Va garantito sostegno e competitività alle imprese, consentendo così di svolgere un ruolo essenziale di produzione, nel presidio territoriale, nel contrasto alla crisi climatica e contro il dissesto idrogeologico”, afferma Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

Lo scenario di crisi, causato dal caro gasolio, dove più di 1 azienda agricola su 10 (11%) è in una situazione così critica da portare alla cessazione dell’attività ma ben circa 1/3 del totale (30%) si trova comunque costretta in questo momento a lavorare in una condizione di reddito negativo per effetto dell’aumento dei costi, secondo l’analisi Coldiretti su dati Crea, evidenzia uno tsunami sulle aziende agricole con rincari per gli acquisti di concimi, imballaggi, gasolio, attrezzi e macchinari.

Nelle campagne si registrano aumenti dei costi che vanno dal +170% dei concimi al +90% dei mangimi al +129% per il gasolio con incrementi dei costi correnti di oltre 15.700 euro in media ma con punte oltre 47mila euro per le stalle da latte e picchi fino a 99mila euro per gli allevamenti di polli. Ad essere più penalizzati con i maggiori incrementi percentuali dei costi correnti sono proprio le coltivazioni di cereali, dal grano al mais, che servono al Paese a causa dell’esplosione della spesa di gasolio, concimi e sementi e l’incertezza sui prezzi di vendita con le quotazioni in balia delle speculazioni di mercato. In difficoltà serre e vivai per la produzione di piante, fiori, ma anche verdura e ortaggi seguiti dalle stalle da latte.

Occorrono investimenti per aumentare la produzione e le rese dei terreni con bacini di accumulo delle acque piovane per combattere la siccità ma serve anche contrastare seriamente l’invasione della fauna selvatica che sta costringendo in molte zone interne – conclude Coldiretti Puglia – all’abbandono nei terreni e sostenere la ricerca pubblica con l’innovazione tecnologica e le Nbt a supporto delle produzioni, della tutela della biodiversità e come strumento in risposta ai cambiamenti climatici.

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