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La rapida e crescente digitalizzazione rischia di produrre una profonda destabilizzazione delle economie e ciò dipenderà dal fatto che, con l’aumentare della potenza dei computer, le imprese avranno sempre meno bisogno di vaste categorie di lavoratori.

Le trasformazioni tecnologiche in atto rischiano, infatti, di lasciare indietro un grande numero di persone, soprattutto lavoratori.

Di questo si parlerà il prossimo 24 giugno alle 10.00 nella Sala Monfredi della Camera di Commercio di Taranto, nel corso di un incontro promosso dalla CGIL e dalle categorie NIDIL e SLC.

Il titolo della tavola rotonda racchiude prospettive e preoccupazioni del settore: “Lavoratori in rete. Tra innovazione, digitalizzazione e automazione. Nuove forme di organizzazione e tutela”.

Qualcuno lo chiama Lavoro 4.0 ma credo che la funzione del sindacato in questa delicata fase di transizione anche tecnologica sia quella di governare l’intreccio di possibili difficoltà e evitare ad esempio il rischio che a fronte di un grande processo di innovazione debba corrispondere un abbassamento della quantità e della qualità del lavoro – dice Daniele Simon, segretario generale del NIDIL CGIL di Taranto, che avrà il compito di introdurre la conferenza.

A mettere in luce possibilità di crescita ma anche a porre l’accento sulle ombre di questo nuovo mercato del lavoro saranno: Vincenzo Giliberti, Digital Trasformation Leader di Teleperformance Italia, Attilio Posa, CEO di Stampa Sud, Claudia Sanesi, segretaria generale della Camera di Commercio di Taranto, Ferdinando Sorrenti, segretario generale della SLC CGIL di Taranto, Matteo De Robertis, studente e ciclofattorino, Salvatore Marra, coordinatore delle politiche internazionale della CGIL nazionale e Andrea Borghesi, segretario generale del NIDIL CGIL nazionale.

A coordinare i lavori sarà il componente della segreteria provinciale della CGIL di Taranto, Giovanni D’Arcangelo.

Si tratta di governare un cambiamento epocale pieno di potenzialità, ma anche di tante insidie – dice Giovanni D’Arcangelo – Questa nuova modalità di lavoro va governata per qualificare il lavoro delle maestranze ed evitare fasce di nuovo e rinnovato sfruttamento. Un sindacato confederale come la CGIL ha l’obbligo di pensare come organizzare collettivamente lavoratrici e lavoratori apparentemente invisibili e rappresentare una logica dignitosa del lavoro.

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