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“Dal Decreto Antifrodi di novembre all’ultimo DL Aiuti di maggio ben otto volte si è messo mano alle norme sulla cessione del credito e sconto in fattura per i bonus edilizi. Una sequenza di strette, divieti e aggiustamenti parziali che si è abbattuta sul mercato disorientando cittadini e imprese, ma soprattutto le banche che di fronte all’incertezza di questi continui stop and go hanno deciso di fermarsi e chiudere i cordoni della borsa.

Nessuna nuova posizione sarà aperta e dunque nessun nuovo contratto firmato, con le piattaforme per il caricamento delle operazioni praticamente chiuse. Un delitto perfetto, dunque, che rischia di mettere la parola fine alla cessione del credito e dunque al mercato creatosi con gli incentivi fiscali, una bolla già sgonfiatasi sotto il peso dei rincari e di una scriteriata produzione normativa, partita per bloccare le frodi e finita poi per bloccare tutto e tutti.

Il peggio, però, riguarda il passato, i lavori in corso o appena chiusi che rischiano di abbattersi rovinosamente sulle imprese che hanno da tempo in pancia crediti per milioni di euro diventati ormai incedibili. Il generale delirio sta dunque travolgendo non solo il futuro, ma anche il presente ed il passato, con le banche che ritrattano e a mettono in discussione gli accordi già presi lasciando le imprese con il cerino in mano.

Qui, a differenza delle emergenze passate, non si tratta di intervenire per sbloccare i cantieri ma, cosa ben più grave, di intervenire per salvare le tante imprese che, senza rimedi immediati per un rapido smaltimento dei crediti, non riusciranno a sopravvivere alla crisi finanziaria. Le imprese hanno creduto nella riqualificazione immobiliare trainata dalla leva fiscale, hanno investito e si sono strutturate per rispondere ad una crescente, a volte impetuosa, domanda dei cittadini. Ora che l’assenza di certezza sembra sgretolare tutto, insieme a preoccupazioni e timori si avverte un forte quanto sgradevole odore di beffa, di tradimento. Fallire per troppi crediti e perché si cambiano in corsa le regole del gioco non ha nulla a che vedere con il rischio di impresa.

Come ANCE continueremo a cercare soluzioni a tutti i livelli, ma serve un quadro di regole chiare e stabili per rimettere a posto le cose tra cittadini smarriti, imprese sull’orlo del fallimento, banche diffidenti ed un legislatore che oggi sembra essere il primo a non credere più nello strumento”, conclude Fabio De Bartolomeo, pres. Ance Taranto.

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