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Nell’ambito di una specifica campagna di controlli, incentrata sulla verifica delle borse di plastica poste in commercio (“shoppers”), militari delle Stazioni Carabinieri Forestale della provincia ionica, coordinati dal Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale, Agroalimentare e Forestale del Gruppo Carabinieri Forestale di Taranto, hanno svolto un’attività di controllo nel mercato rionale “Lucania” sito a Taranto tra Corso Italia e Via Emilia.

Sono stati passati al setaccio i banchi alimentari presenti all’interno del mercato, circa una quarantina, dove sono state rinvenute, oltre a quelle legali, numerose borse di plastica non conformi alla normativa vigente. In alcuni casi erano esposte al pubblico buste conformi, mentre quelle illegali erano “nascoste” sotto il bancone della cassa o tra le cassette di legno, per poi essere prelevate all’occorrenza dai negozianti per imballare i prodotti ortofrutticoli acquistati dai clienti al fine di permetterne il trasporto.

Sono state, quindi, sequestrate migliaia di borse di plastica e sanzionati dieci commercianti, per un totale di 50.000 euro, ai sensi del D. Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale). Nei giorni successivi, i militari del N.I.P.A.A.F. di Taranto, sono riusciti a risalire alla ditta che distribuiva tali shoppers all’interno dei mercati rionali del capoluogo ionico, individuando il deposito in cui era stoccata la merce illegale. All’interno sono state rinvenute 991 confezioni di cartone contenenti mezzo milione di borse di plastica non conformi, di vari formati e colori, per un valore complessivo di mercato di circa 13.000 euro.

Pertanto, i Carabinieri Forestali del Nucleo Investigativo hanno proceduto al sequestro della merce, circa 4,2 tonnellate, ed elevato la relativa sanzione. Il bilancio dei controlli consente di fornire un quadro chiaro e preoccupante sulla persistente diffusione di shoppers non conformi, realizzati con plastiche la cui produzione e distribuzione minaccia concretamente gli ecosistemi e la catena alimentare.

La normativa nazionale vigente, nel recepire la Direttiva UE 2015/720, ha stabilito quali sono le borse di plastica commercializzabili, ovvero “riutilizzabili” e “biodegradabili e compostabili”.

Il fine di tale normativa è quello di contrastare l’inquinamento dei suoli, dei mari e degli oceani dalle plastiche e microplastiche, una situazione che determina effetti negativi sull’intera catena alimentare marina e, di conseguenza, anche sull’uomo. Inoltre, l’utilizzo di questi nuovi materiali biodegradabili e compostabili fa sì che, al termine del processo di compostaggio, quello che era un imballaggio possa contribuire alla creazione di compost, ricco di humus, usato in agronomia per favorire la fertilizzazione dei campi sottoposti a colture, ma anche per combattere l’impoverimento del suolo, la desertificazione e l’erosione.

La campagna di controlli svolti dai Carabinieri Forestali, in questo particolare settore, è votata alla tutela del consumatore finale, spesso inconsapevole dei rischi che comporta l’abbandono di buste illegali, ma anche il loro utilizzo domestico nella raccolta differenziata dell’umido, ovvero che l’eventuale compost prodotto sia contaminato da plastiche tossiche: un danno incalcolabile per l’ambiente e per l’uomo stesso.

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