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È da poco terminato l’incontro al Ministero del Lavoro per discutere sulla procedura di cassa integrazione straordinaria, per un anno chiesta per 4mila dipendenti da Acciaierie d’Italia, a cui hanno partecipato: il coordinatore della task force per i tavoli di crisi, Luca Annibaletti; per il Ministero del Lavoro, il segretario generale Andrea Bianchi; per Acciaierie D’Italia, l’amministratore delegato, Lucia Morselli; i segretari nazionali, responsabili della siderurgia di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil, rispettivamente Valerio D’Alò, Gianni Venturi e Guglielmo Gambardella.

Tre gli elementi emersi al tavolo. Acciaierie D’Italia ha dichiarato che non ci saranno esuberi strutturali e che la richiesta di Cig rientra in un più ampio percorso, di gestione temporanea di sospensioni, legato agli investimenti aziendali. L’azienda si è impegnata a riassorbire entro il 2025 tutto il personale in capo ad Acciaierie D’Italia.

Da parte di Acciaierie D’Italia, inoltre, si è registrato l’impegno per il 2022, rispetto alla situazione attuale, ad aumentare la produzione da gli attuali 4milioni a 5,7milioni e, a fronte di questo incremento di produzione, di ridurre la richiesta di cig in deroga, dalle attuali 4mila unità a un tetto di 3mila.

C’è poi la questione della gestione, rispetto ad un contesto limitato nel tempo, nell’ambito di un tracciato più complesso, che va verso la transizione energetica. L’accordo dovrà determinare un salto di qualità nelle relazioni anche a livello aziendale ricucendo i rapporti – nel recente passato molto spesso conflittuali – con i sindacati. Altro fattore emerso riguarda il tema dell’integrazione salariale, inserita nel programma di discussione da parte del Ministero del Lavoro.

Non meno importante la questione relativa ai tempi di attuazione del programma di transizione, con una prospettiva nel breve e nel lungo periodo. «Per il rilancio concreto del polo siderurgico – commenta il segretario nazionale della Fim Cisl Valerio D’Alò – è fondamentale dar vita ad una discussione partecipata, nel più ampio rispetto delle corrette relazioni industriali.

Non possiamo consentire a nessuno che ci possa essere una cassa integrazione calata dall’alto senza accordo, perché sappiamo già cosa significhi una procedura priva di accordo».

La Fim Cisl è consapevole delle difficoltà del momento, ma punta su accordo che possa traghettare nel migliore dei modi il transitorio, con una nuova modalità di gestione della cassa integrazione, attraverso una discussione approfondita e con un piano industriale che non lasci indietro nessuno.

«Serve un senso di responsabilità comune fondato sulla trasparenza e che quanto si andrà a concordare venga osservato. Da parte del Ministero, quindi, ci aspettiamo un ruolo di garanzia. Per noi – aggiunge D’Alò – è importante riprendere la discussione nel merito, partendo dai vari siti, con le Rsu. Abbiamo ribadito al tavolo che per noi l’accordo del 2018 è sempre valido e non può essere modificato in maniera unilaterale.

Se dal 2018 ad oggi le esigenze sono mutate è importante discuterne con i firmatari di quell’accordo, ma rimarcando i nostri punti fondamentali che sono la tutela dell’occupazione totale e il rispetto del piano ambientale. Dobbiamo dare garanzie a tutti coloro orbitano nel perimetro di quell’accordo: i lavoratori di Acciaierie D’Italia, di Ilva in amministrazione straordinaria, dell’appalto e dell’indotto.

Ci auguriamo – conclude il segretario nazionale della Fim Cisl con delega alla siderurgia, Valerio D’Alò – che nei prossimi incontri in programma ogni nodo possa essere sciolto, in modo da avviare in maniera concreta un piano di rilancio dell’acciaieria più grande del Paese».

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