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Il Mediterraneo, scrigno del passato e capitale per il futuro

Il Museo Archeologico Nazionale di Taranto, attraverso il suo patrimonio culturale, racconta la comune identità dei tanti popoli del Mediterraneo che hanno contribuito alla storia e alla ricchezza culturale, sociale, produttiva, della Puglia, del Mezzogiorno e dell’Italia intera. Un Mediterraneo che unisce e non divide, scrigno del passato ma anche e soprattutto miniera per il futuro”.

A salutare con queste parole ospiti e stampa, nella Sala Incontri del MArTA, è la direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Taranto – MArTA, Eva Degl’Innocenti.

È la premessa alla cerimonia di firma del Protocollo di intesa tra il Museo Archeologico Nazionale di Taranto, il CIHEAM Bari, partner dell’organizzazione intergovernativa dell’Unione per il Mediterraneo, e della lettera di intenti tra i due istituti e la Fondazione “L’isola che non c’è”.

A suggellare la comunione d’intenti, che prevede progetti di educazione e ricerca, e l’organizzazione di una giornata di incontri sul patrimonio culturale, materiale e immateriale (compresa la musica), del Mediterraneo, l’agronomia e la cooperazione internazionale, sono infatti presenti in sala, oltre alla direttrice del MArTA, anche il direttore del CIHEAM Bari, Maurizio Raeli e il giornalista Franco Giuliano, presidente onorario della Fondazione.

A battezzare gli obiettivi dell’accordo sono giunti al MArTA l’ambasciatore Giorgio Marrapodi, direttore Generale della Cooperazione allo Sviluppo del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, e l’artista Al Bano Carrisi.

Il 28 novembre 2021 si celebrerà la 1° Giornata Internazionale del Mediterraneo voluta proprio da quell’Unione per il Mediterraneo nata più di dieci anni fa. L’Italia, e la Puglia in particolare, non possono e non devono mancare l’appuntamento a cui sono chiamate – dice il direttore del CIHEAM Bari, Maurizio Raeli – unire gli sforzi per contribuire a costruire, finalmente, un‘area di prosperità, pace e sviluppo nel segno delle comuni radici geografiche e culturali. Le iniziative previste dall’accordo che oggi si firma, focalizzate su progetti di ricerca, formazione e cooperazione, hanno un valore concreto oltre che simbolico: la società civile e le istituzioni insieme per ribadire e rilanciare la centralità del Mediterraneo, il suo ruolo indispensabile per la rinascita del nostro pianeta mai così tanto minacciato e ferito.

E il 28 novembre 2021, proprio grazie alla collaborazione sancita oggi, sarà organizzata la Giornata Internazionale del Mediterraneo anche a Taranto, con un programma dedicato alla “mediterraneità”, partendo dalle linee guida del protocollo d’intesa siglato oggi e sulla base dei principi ispiratori dell’Unione per il Mediterraneo (2008).

Un primo progetto, dal punto di vista della collaborazione scientifica, potrebbe essere proprio quello tra il Museo Archeologico Nazionale di Taranto e il Museo Nazionale del Bardo di Tunisi nel segno del riconoscimento per il millenario contributo dei popoli del Mediterraneo – spiega Eva Degl’Innocenti – restituendo alla cultura il valore di motore per la costruzione di nuovi modelli di sviluppo comuni, anche alla luce del PNRR italiano e delle linee guida del Just Transition Fund.

Ripartire dalla antica cultura della Magna Grecia e dal ruolo centrale di Taranto nella Storia dei popoli per recuperare un rapporto con il Mediterraneo e il resto d’Europa “È questo l’ambizioso obiettivo – dichiara il giornalista e presidente onorario della Fondazione “L’Isola che non c’è”, Franco Giuliano – a cui mira l’iniziativa che vede coinvolta la nostra Fondazione culturale con due tra le più prestigiose realtà culturali e della ricerca in campo ambientale e della sostenibilità. L’idea di realizzare un lungo di “incontro” permanente con i Paesi del Mediterraneo e dei Balcani, per quanto ci riguarda, rappresenta un obiettivo sul quale la Fondazione lavora da tempo: dalla connessione dei territori al coinvolgimento delle Università e delle eccellenze dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum.

L’idea di mettere insieme culture, paesi ed esperienze è stata immediatamente condivisa dal maestro Al Bano. Così in poche settimane quella idea è stata fatta propria dalla direttrice del MArTA e dal direttore del CIHEAM Bari. Una avventura – conclude Giuliano – che oggi viene annunciata in un luogo simbolo della Cultura non solo di questa regione, ma mira al coinvolgimento delle Università, di tutte le Università del Mediterraneo e dei Balcani (Progetto sul quale la Fondazione ha già avviato insieme ai rettori degli Atenei di Puglia, Basilicata e Molise, un importante momento di dibattito) per recuperare quella centralità che questa parte del sud del mondo ha avuto nella Storia.

Dichiarazione ambasciatore Giorgio Marrapodi:

“Sono particolarmente contento di essere presente oggi al MArTA e nella città di Taranto. Dalla cultura si riparte. Investire nel patrimonio culturale significa investire nello sviluppo socio economico e umano. Negli ultimi dieci anni, la cooperazione italiana ha permesso la realizzazione di interventi di protezione, conservazione e valorizzazione del patrimonio culturale in Africa, Asia, Medioriente e America Latina”.

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