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“Riapertura e ristori immediati”, il settore benessere di Confartigianato alza la voce

E’ ampio il consenso della base per l’iniziativa di protesta di Confartigianato Benessere Taranto volta alla riapertura delle attività di estetica e acconciatura.
Il fallimento della politica delle chiusure è davanti agli occhi di tutti, è inaudito che i primi a dover chiudere e gli ultimi a riaprire siano sempre estetiste e parrucchieri. Ad oggi non ci sono certezze sulla riapertura, non si sa nulla di eventuali ristori, mentre si assiste impotenti al dilagare dell’abusivismo nelle abitazioni private e non solo; un fatto gravissimo che rischia di mettere in serio pericolo migliaia di persone, senza considerare l’escalation incontrollata dell’evasione fiscale, e lo sgretolamento della fidelizzazione della clientela.

E’ forte e determinata la posizione degli operatori del benessere di Confartigianato, la preoccupazione è tanta, e con la manifestazione di domani alle ore 10:00 davanti la Prefettura di Taranto in Via Anfiteatro, la categoria ritorna in piazza e si rivolgerà direttamente al Presidente del Consiglio ed al Governo tutto, per il tramite del suo rappresentante sul territorio, il Prefetto, ed alle istituzioni di ogni livello, per chiedere la riapertura immediata delle attività, lo stralcio completo della tassazione per gli anni 2020-2021, l’abbassamento dell’Iva e lo stop al pagamento degli arretrati fiscali. Inoltre servono nuove regole di accesso al credito, quelle attuali sono pensate per un mondo ‘normale’, ma adesso la situazione è totalmente cambiata. Queste azioni, oltre ai ristori, ad oggi sono le uniche che possono tenere a galla il settore. Tantissime aziende si trovano già alla canna del gas: è il momento che il Governo risponda con forza a questo grido di dolore o sarà un vero e proprio disastro economico.
La prolungata chiusura in zona rossa di parrucchieri, barbieri, centri estetici e tatuatori sta mettendo davvero in ginocchio un settore che invece aveva risposto con prontezza e ottimi livelli di sicurezza alla precedente possibilità di apertura degli esercizi in caso di rosso. Per questo Confartigianato chiede alle Istituzioni locali e nazionali di intervenire per una reale, immediata, politica di ristori che al momento è assolutamente insufficiente. Nei giorni scorsi l’Associazione tarantina ha scritto direttamente a tutti i parlamentari eletti nel territorio, ha interloquito con il Presidente della Regione Puglia, ha smosso il mondo della politica locale, ma non si è visto alcun risultato.
Desolante, ma non ci fermiamo – dicono gli operatori -, sappiamo di avere ragione da vendere, di avere le carte in regola e per questo pretendiamo rispetto, perché la nostra gente è allo stremo. Non si deve lasciare indietro nessuno. Serve quindi con estrema urgenza lo stanziamento ed il pronto invio alle imprese, di ristori realmente adeguati a compensare le perdite subite in questo periodo, sia dal punto di vista della quantità delle risorse messe in campo, sia della commisurazione reale ai cali di fatturato: le imprese hanno bisogno prima di tutto di certezze, di chiarezza e di sostegni che consentano non solo di mantenere in vita le proprie attività in attesa della fine di questa drammatica crisi ma anche alle famiglie degli imprenditori ed a quelle dei loro collaboratori di “poter campare” dignitosamente.

Da non dimenticare poi, aggiunge Confartigianato, che le chiusure purtroppo favoriscono gli abusivi, che si recano presso le abitazioni e il rischio di contagio aumenta. Nelle attività regolari invece si seguono i protocolli e si tracciano i clienti. Mentre molte attività commerciali restano aperte con palesi situazioni di assembramento, non si comprende perché quelle del benessere, che osservano rigidi protocolli sanitari e che ricevono esclusivamente per appuntamento, debbano invece rimanere chiuse.
Ed infine il paradosso sottolineato dagli operatori di Confartigianato: caro Governo, se ad aprile stiamo ancora in zona rossa e le nostre attività sono chiuse da settimane, è evidente che sono state chiuse le attività sbagliate.

Inoltre, anche quest’anno la categoria soffrirà della mancanza di eventi e cerimonie che rappresentano una grossa fetta di fatturato per le imprese del settore: il settore è dentro un tunnel e non si vede la fine. Quello che accadrà alla riapertura è un’incognita, ancora non è chiaro quante aziende saranno in grado di reggere, il rischio di chiusure è concreto.
Questo blocco, poi, penalizza soprattutto l’imprenditoria femminile, le donne impegnate nel settore che sfiorano l’ 80% degli addetti, sulle quali già gravano molte conseguenze della pandemia come la cura dei familiari anziani o malati e dei figli.

Non si perda quindi altro tempo prezioso, le bollette arrivano, i fitti da pagare e gli sfratti pure.
La chiusura delle attività regolari, proprio in considerazione della particolare situazione emergenziale che vede un aumento costante dei contagi dovuti alla maggiore virulenza delle varianti del covid va, ad avviso di Confartigianato, nella direzione opposta a quella auspicata dal Governo, andando ad amplificare il rischio piuttosto che contenerlo.
Si deve riaprire.

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