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AM e Invitalia, Ambrogi Melle: MEF nega l’accesso alle informazioni ambientali

“Cambiano i governi italiani, ma non cambia la loro politica nei confronti del siderurgico di Taranto che ha impianti sequestrati dal 26 luglio 2012 perché pericolosi e “ causa di malattie e morti”. Nonostante la prima sentenza sovranazionale di condanna da parte della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo del 24 gennaio 2019, nulla è di fatto cambiato a Taranto perché gli stessi impianti continuano ad essere in funzione con grave danno per l’ambiente e la salute dei Tarantini, come accertato anche dalla recente sentenza del TAR di Lecce riguardo l’ordinanza di chiusura dell’area a caldo del Sindaco di Taranto. Anzi con il contratto del marzo 2020, a conclusione della causa di Milano, è stato stabilito che la produzione aumenterà considerevolmente e con essa l’inquinamento, perché il 75% della produzione sarà con gli impianti a carbone.

Ma non è cambiata neanche la tenacia di noi cittadini di Taranto nel cercare nei Tribunali internazionali quella GIUSTIZIA che ci viene negata in Italia.

E così dopo il primo ricorso alla CEDU ( Corte dei diritti dell’Uomo) di Strasburgo conclusasi con una sentenza di condanna dello Stato italiano per non aver protetto la salute dei Tarantini, la Prof.ssa Lina Ambrogi Melle ha promosso un successivo ricorso alla Corte tramite gli stessi avvocati dello Studio legale internazionale Saccucci&partners di Roma che è ormai giunto in fase conclusiva, per dimostrare che i governi italiani vanno sostanzialmente nella direzione opposta alla prima sentenza e per questo sollecitiamo eccezionalmente quella “sentenza pilota “che indichi espressamente al governo quelle misure generali volte a eliminare le cause delle violazioni e quindi la chiusura dell’area a caldo.

Pertanto i nostri avvocati hanno fatto richieste al MEF e al MISE di avere accesso alle informazioni ambientali contenute nell’ultimo contratto del 10 dicembre 2020 tra Arcelormittal ed Invitalia.

Ma tale accesso è stato negato.

Quindi ai cittadini di Taranto viene negata di conoscere quale condanna penda sulle loro teste?

Per Taranto, città strategica per la Nazione, non vale la CONVENZIONE DI AARHUS DEL 25 GIUGNO 1998 sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale?

Confidiamo nella Corte dei diritti dell’Uomo di Strasburgo che presto emetterà una nuova sentenza perché restituisca a Taranto Giustizia, Dignità e aria pulita.”

Lo scrive la prof.ssa Lina AMBROGI MELLE, presidente del comitato donne e futuro per Taranto libera, nonchè promotrice di due  ricorsi collettivi alla CEDU  ( N. 54264/15 e N. 4642/17) contro lo Stato italiano per la questione dell’ex-Ilva.

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