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ZOOM Spazio Imprese: I settori produttivi alla prova del Covid

Documento di sintesi del comparto edile a consuntivo della conferenza stampa Ance/ Materiali da costruzione.

L’emergenza sanitaria da Covid-19 è giunta in un momento in cui le prime aspettative di rilancio, legate soprattutto alle prime cantierizzazioni ed affidamenti a valle dell’importante lavoro di programmazione svolto dalle diverse amministrazioni territoriali, a partire dal Comune di Taranto, nell’ambito del CIS e degli altri percorsi di finanziamento di opere pubbliche attivati, sembravano indicare una prospettiva di inversione di tendenza rispetto alla decennale crisi del settore.
Allo stesso modo, pur a fronte di criticità amministrative e di mercato, i rapidi passi compiuti verso un riordino ed ammodernamento della strumentazione urbanistica, unitamente alla disponibilità riscontrata nella volontà di sostenere concretamente i processi di rigenerazione, consentivano perlomeno di guardare con maggior fiducia a possibili scenari di ripresa degli interventi privati.
Si tratta dunque, di riprendere il cammino interrotto con ancora maggiore decisione, cogliere tutte le opportunità aperte con i nuovi scenari normativi introdotti per rilanciare la ripresa e configurare una possibile strategia di ripartenza incentrata a nostro avviso su queste linee di azione:
assicurare piena funzionalità e continuità alle attività amministrative al fine di esitare e portare a compimento i diversi processi, procedure d’appalto e procedimenti edilizi;
adottare nell’immediato alcune misure in grado, attraverso la leva fiscale e quella amministrativa, di incoraggiare la ripresa degli interventi privati e sostenere la liquidità delle imprese impegnate nei processi esecutivi di opere pubbliche;
accelerare sul fronte degli strumenti di pianificazione e di governo del territorio;
portare a compimento le attività di progettazione dei diversi interventi programmati anche al fine di avvicinare la fase di cantierizzazione delle opere Dopo il brusco rallentamento imposto dall’emergenza sanitaria, restano i numeri, sempre più impietosi, di una crisi ormai decennale che ha falcidiato l’edilizia.
Se a livello nazionale un decennio di crisi ha portato alla riduzione di oltre un terzo dei livelli produttivi, con la chiusura di oltre 120mila imprese e la perdita di 600mila posti di lavoro, nel territorio di Taranto la caduta del settore è stata ulteriormente acuita dalla crisi economica locale indotta dalle grandi questioni ambientali e dal complesso riassetto della grande industria sul territorio.
Dai dati della Cassa Edile di Taranto, significativi per testimoniare l’effettiva operatività delle imprese edili nella provincia, si evidenzia una pesante riduzione di imprese, lavoratori, ore lavorate e massa salari dal 2008 ad oggi, senza alcun recupero delle perdite subite. Nel corso di un decennio, infatti, l’edilizia ionica ha perso oltre 5 mila lavoratori, 5 milioni di ore lavorate e 35 milioni di massa salari, in pratica dimezzando la sua consistenza produttiva ed occupazionale e ritornando indietro di oltre 40 anni.Il Centro Studi ANCE ha elaborato alcune stime in ordine agli effetti della sospensione delle attività, e più in generale dell’emergenza sanitaria, sugli investimenti in costruzione. Nello scenario soft, che prevede una fase di lockdown fino a maggio 2020 e una graduale ripresa delle attività economiche a partire da giugno 2020 fino alla ricostituzione delle normali condizioni, prevista a partire da gennaio 2021, la stima è di un forte calo negli investimenti per il 2020 (-10,1%) e un piccolo recupero nel 2021 (+2,7%), del tutto insufficiente a recuperare la perdita subita nell’anno in corso.
E’ evidente, quindi, che sia necessario un sostegno mirato al settore delle costruzioni, sia in termini di nuove risorse per investimenti pubblici, sia, soprattutto, con un nuovo sistema di regole che permettano la spesa effettiva, già nel corso del 2020 e per gli anni a venire, delle risorse disponibili, sia di provenienza pubblica, sia privata.

Al fine di individuare le soluzioni più idonee a sostenere le imprese di costruzione nella fase emergenziale Covid-19, come ANCE Taranto abbiamo condotto una indagine conoscitiva tesa a rilevare le principali criticità avvertite dalle nostre aziende associate sia ad avvio del lockdown che alla ripresa delle attività nel mese di Maggio.
Ne è emersa una situazione fortemente problematica, soprattutto connessa alle stringenti disposizioni che sono state impartite per contenere la diffusione del coronavirus, da subito, evidentemente, non facilmente conciliabili con l’ordinaria gestione dei cantieri.
A Marzo 2020, già oltre il 66% dei cantieri erano stati chiusi o erano in via di chiusura. Per il restante terzo, invece, le imprese che hanno aderito alla rilevazione hanno denunciato nella stragrande maggioranza dei casi forti difficoltà ad operare, registrandosi solo il 13% circa dei siti produttivi aperti per lavori urgenti e senza rilevanti difficoltà.
Le motivazioni del blocco più comuni rilevate si riferivano alle sospensioni dei lavori disposte dalle Stazioni Appaltanti, all’impossibilità di reperire i DPI (in particolare le mascherine), all’impossibilità di approvvigionarsi delle forniture necessarie ai lavori, ed alle evidenti difficoltà di far rispettare la distanza interpersonale di 1 metro nelle attività lavorative. Le aziende hanno inoltre segnalato forti criticità connesse alla profonda e repentina riorganizzazione delle proprie attività ed, in alcuni casi, difficoltà nel dotarsi di servizi igienici dedicati ai soggetti esterni e per il corretto svolgimento delle attività di sanificazione e pulizia. Ci hanno anche segnalato alcuni sporadici episodi di respingimento ai posti di blocco del personale diretto verso i cantieri.
La riapertura di maggio non ha mostrato da subito i segnali positivi attesi, sia per via della vigenza delle disposizioni di contenimento del virus sia perché la protratta chiusura delle attività edili ha segnato profondamente le imprese del nostro territorio.
Circa il 50% delle imprese che hanno partecipato alla rilevazione ha dichiarato ancora la chiusura dei propri cantieri dopo il 4 maggio 2020 e la permanenza di alcune delle principali criticità evidenziate già a marzo. Tra queste, la difficoltà di reperire i DPI e quella connessa al rispetto della distanza interpersonale nelle attività lavorative.
Altra criticità ugualmente rilevante che è stata segnalata è quella relativa alla copertura dei costi aggiuntivi necessari a garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro.
Sono inoltre giunte numerose segnalazioni relative alla complessità delle misure di contenimento del virus da attuare per l’accesso ai cantieri ed agli spostamenti del personale, soprattutto tra regioni diverse.
Il riavvio delle attività a maggio è stato inoltre caratterizzato dal permanere di alcune rilevanti difficoltà nell’approvvigionamento delle forniture e nel gestire le attività di sanificazione e pulizia, oltre che dalla difficoltà palesata da alcune imprese nell’interloquire con la PA e con la committenza.
In chiusura, segnaliamo un seppur parziale, ma assai significativo, calo della produzione registrato a Maggio 2020 tra le imprese che Il Centro Studi ANCE ha elaborato alcune stime in ordine agli effetti della sospensione delle attività, e più in generale dell’emergenza sanitaria, sugli investimenti in costruzione. Nello scenario soft, che prevede una fase di lockdown fino a maggio 2020 e una graduale ripresa delle attività economiche a partire da giugno 2020 fino alla ricostituzione delle normali condizioni, prevista a partire da gennaio 2021, la stima è di un forte calo negli investimenti per il 2020 (-10,1%) e un piccolo recupero nel 2021 (+2,7%), del tutto insufficiente a recuperare la perdita subita nell’anno in corso.
E’ evidente, quindi, che sia necessario un sostegno mirato al settore delle costruzioni, sia in termini di nuove risorse per investimenti pubblici, sia, soprattutto, con un nuovo sistema di regole che permettano la spesa effettiva, già nel corso del 2020 e per gli anni a venire, delle risorse disponibili, sia di provenienza pubblica, sia privata.

Al fine di individuare le soluzioni più idonee a sostenere le imprese di costruzione nella fase emergenziale Covid-19, come ANCE Taranto abbiamo condotto una indagine conoscitiva tesa a rilevare le principali criticità avvertite dalle nostre aziende associate sia ad avvio del lockdown che alla ripresa delle attività nel mese di Maggio.
Ne è emersa una situazione fortemente problematica, soprattutto connessa alle stringenti disposizioni che sono state impartite per contenere la diffusione del coronavirus, da subito, evidentemente, non facilmente conciliabili con l’ordinaria gestione dei cantieri.
A Marzo 2020, già oltre il 66% dei cantieri erano stati chiusi o erano in via di chiusura. Per il restante terzo, invece, le imprese che hanno aderito alla rilevazione hanno denunciato nella stragrande maggioranza dei casi forti difficoltà ad operare, registrandosi solo il 13% circa dei siti produttivi aperti per lavori urgenti e senza rilevanti difficoltà.
Le motivazioni del blocco più comuni rilevate si riferivano alle sospensioni dei lavori disposte dalle Stazioni Appaltanti, all’impossibilità di reperire i DPI (in particolare le mascherine), all’impossibilità di approvvigionarsi delle forniture necessarie ai lavori, ed alle evidenti difficoltà di far rispettare la distanza interpersonale di 1 metro nelle attività lavorative. Le aziende hanno inoltre segnalato forti criticità connesse alla profonda e repentina riorganizzazione delle proprie attività ed, in alcuni casi, difficoltà nel dotarsi di servizi igienici dedicati ai soggetti esterni e per il corretto svolgimento delle attività di sanificazione e pulizia. Ci hanno anche segnalato alcuni sporadici episodi di respingimento ai posti di blocco del personale diretto verso i cantieri.
La riapertura di maggio non ha mostrato da subito i segnali positivi attesi, sia per via della vigenza delle disposizioni di contenimento del virus sia perché la protratta chiusura delle attività edili ha segnato profondamente le imprese del nostro territorio.
Circa il 50% delle imprese che hanno partecipato alla rilevazione ha dichiarato ancora la chiusura dei propri cantieri dopo il 4 maggio 2020 e la permanenza di alcune delle principali criticità evidenziate già a marzo. Tra queste, la difficoltà di reperire i DPI e quella connessa al rispetto della distanza interpersonale nelle attività lavorative.
Altra criticità ugualmente rilevante che è stata segnalata è quella relativa alla copertura dei costi aggiuntivi necessari a garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro.
Sono inoltre giunte numerose segnalazioni relative alla complessità delle misure di contenimento del virus da attuare per l’accesso ai cantieri ed agli spostamenti del personale, soprattutto tra regioni diverse.
Il riavvio delle attività a maggio è stato inoltre caratterizzato dal permanere di alcune rilevanti difficoltà nell’approvvigionamento delle forniture e nel gestire le attività di sanificazione e pulizia, oltre che dalla difficoltà palesata da alcune imprese nell’interloquire con la PA e con la committenza.
In chiusura, segnaliamo un seppur parziale, ma assai significativo, calo della produzione registrato a Maggio 2020 tra le imprese che hanno aderito alla rilevazione pari a circa il 47% rispetto alla media del periodo.
Per la fase esecutiva delle opere, in corso e future, la decretazione d’urgenza in materia di contenimento della pandemia ha imposto notevoli restrizioni allo svolgimento delle attività realizzative, i cui effetti saranno prevedibilmente estesi per un lungo periodo fino a diventare strutturali, determinando nuovi modelli di conduzione delle attività di cantiere.
Le misure imposte dai protocolli anticontagio stanno determinando rilevanti restrizioni rispetto all’ordinaria esecuzione della commessa, maggiori costi di cui si dovrà tenere conto, unitamente alla riorganizzazione del lavoro e dei singoli processi esecutivi delle lavorazioni.
E’ necessario dunque bilanciare la maggiore onerosità sopravvenuta con l’introduzione di strumenti contrattuali idonei a consentire la prosecuzione dell’appalto in condizioni di sicurezza e di sostenibilità economica, prevedendo nel contratto d’appalto, i dovuti meccanismi di riequilibrio negoziale, sia sotto il profilo economico che sotto il profilo temporale, anche attraverso la proroga del termine di ultimazione e l’adozione di un nuovo cronoprogramma che tenga conto delle misure adottate, fermo il ristoro dei maggiori oneri già patiti e ferma altresì la necessaria adozione dei dovuti provvedimenti a tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori da parte dei soggetti preposti.

Il settore delle costruzioni dipende fortemente dalla pubblica amministrazione, tanto nel pubblica quanto nel privato.
Per tale ragione, proprio per sostenere una rapida ripartenza, l’Ance ha invocato da mesi un’immediata azione di contrasto al proliferare del moloch della burocrazia e la necessità di avviare una efficace azione di snellimento delle procedure e delle norme che regolano il settore.

Le costruzioni restano sempre decisive per l’economia. Investire in costruzioni significa attivare una lunga filiera, l’86% dei comparti produttivi, generare occupazione e benefici per il territorio grazie all’elevato effetto moltiplicatore.
Per questo, anche al fine di rilanciare e velocizzare gli investimenti tanto nelle opere pubbliche quanto nell’edilizia privata, è stato varato un provvedimento quadro teso appunto a semplificare i procedimenti

Il DL Semplificazioni contiene molte misure puntuali positive – la nuova disciplina del danno erariale e la volontà di rivedere i parametri dell’abuso d’ufficio – ma è altrettanto vero che alcune norme sui lavori pubblici rischiano di alterare per sempre la concorrenza e la trasparenza del mercato e che manca un vero piano di rigenerazione urbana.
Per quanto riguarda gli investimenti pubblici, invece di intervenire sulle procedure a monte della gara, dove, secondo le analisi Ance, si concentra il 70% delle cause di blocco delle opere, la scelta è stata quella di sacrificare la gara.
La scelta del “Modello Genova” infatti, più che una semplificazione, determina una larghissima deregolamentazione del settore, con conseguente chiusura del mercato e della concorrenza.
Con il superamento del concetto di “numero chiuso” delle opere emergenziali e in deroga, si rischia che grande parte del mercato venga affidata con procedure informali e senza la dovuta trasparenza e concorrenzialità.
Secondo le stime dell’Ance, infatti, l’importo delle opere che rischia di entrare nella deregolamentazione istituzionalizzata dal decreto-legge, in particolare per appalti sopra soglia europea, ammonta a circa 94 miliardi di euro, un importo colossale, che corrisponde a 4 anni di investimenti in opere pubbliche.

Rimangano irrisolti nodi fondamentali della vita delle imprese: i tempi di pagamento della PA (2 procedure di infrazione Ue), il subappalto (1 procedura di infrazione Ue e più sentenze della Corte di Giustizia), il riconoscimento dei maggiori costi sostenuti nei cantieri, anche per effetto della sottoproduzione, a causa del COVID-19, l’abolizione dello sciagurato meccanismo dello split payment, solo per citare alcuni esempi.

Per quanto riguarda, poi, l’edilizia privata, il decreto legge delinea un percorso positivo di modifica ed integrazione al Testo Unico dell’Edilizia (DPR 380/01) che non era più rinviabile, ma evidenzia, allo stesso tempo, una sostanziale “mancanza di coraggio” nell’affrontare in modo più organico e completo la questione della rigenerazione urbana ovvero degli interventi sul tessuto urbano edificato.
Occorre cioè affermare a livello statale il principio che la rigenerazione urbana ha una finalità di tipo generale e di perseguimento di obiettivi di pubblica utilità, quali la sicurezza e l’incolumità dei cittadini, l’igiene, la sostenibilità ambientale ecc., quindi deve essere adeguatamente sostenuta per liberare le potenzialità dell’intervento privato.

Unitamente alla semplificazione dei procedimenti, l’altra leva fondamentale messa in campo per il rilancio del settore è quella del sostegno agli interventi di messa in sicurezza e riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare esistente.
Circa il 74% degli immobili residenziali del nostro paese sono stati costruiti prima dell’entrata in vigore delle norme antisismiche e anche in assenza di requisiti di efficienza energetica. Il Governo finalmente prende atto di tutto ciò e accetta la sfida che come settore dell’edilizia sosteniamo da tempo: ovvero promuovere una grande azione di rigenerazione delle nostre città, creando case più sostenibili e sostenendo insieme un comparto in grande crisi.
Ed è questa la sfida principale da vincere, rigenerare un patrimonio immobiliare per buona parte edificato decenni addietro, dunque vetusto e non adeguato ai moderni criteri dell’abitare.
Sancire dunque il definitivo transito del business del settore dalla produzione di nuovo alla riqualificazione del costruito, a segnare una prospettiva di mercato ormai definitiva ed ineludibile.
Il DL Rilancio, con i superbonus al 110%, ci offre una occasione unica di intervenire massicciamente sul costruito delle nostre città ma occorre mettere a punto, ed è questo quello che come ANCE stiamo facendo, la giusta rete di intese e collaborazioni tra tutti i soggetti – imprese, professionisti e tecnici, finanza – affinché la domanda possa affidarsi ad interlocutori qualificati, operanti come sistema, in grado dunque di dare certezza e tranquillità alle operazioni che si metteranno in campo.
L’auspicio è che le grandi aspettative generate dal provvedimento possano trasformarsi quanto prima in cantieri, sicuri e qualificati, in grado di agganciarsi alle dinamiche più generali di rigenerazione urbana e di trasformare le nostre città. A livello territoriale, si confermano nodi critici in diversi comparti anche se, soprattutto nel settore delle opere pubbliche, l’intenso lavoro di programmazione sta cominciando a dare i primi frutti e si attende, già a partire dai prossimi mesi, un generale rilancio degli affidamenti.
La provincia di Taranto, per effetto del Contratto Istituzionale di Sviluppo e dell’insieme della programmazione nazionale e regionale, si presenta come beneficiaria di una rilevante dotazione finanziaria pubblica destinata a sviluppare la dotazione di infrastrutture ed a sostenere importanti processi di risanamento, riqualificazione e rigenerazione del territorio.
In tale scenario l’intera filiera delle costruzioni, se opportunamente integrata nei processi di spesa programmati, è A livello territoriale, si confermano nodi critici in diversi comparti anche se, soprattutto nel settore delle opere pubbliche, l’intenso lavoro di programmazione sta cominciando a dare i primi frutti e si attende, già a partire dai prossimi mesi, un generale rilancio degli affidamenti.
La provincia di Taranto, per effetto del Contratto Istituzionale di Sviluppo e dell’insieme della programmazione nazionale e regionale, si presenta come beneficiaria di una rilevante dotazione finanziaria pubblica destinata a sviluppare la dotazione di infrastrutture ed a sostenere importanti processi di risanamento, riqualificazione e rigenerazione del territorio.
In tale scenario l’intera filiera delle costruzioni, se opportunamente integrata nei processi di spesa programmati, è destinata a giocare un ruolo determinante ed a trovare spazi rilevanti di rilancio dei suoi livelli produttivi ed occupazionali.

Per la ripresa del mercato dei lavori pubblici dunque sarà fondamentale:
favorire la più ampia partecipazione delle PMI alle procedure di affidamento ed alla realizzazione delle opere, utilizzando buone pratiche come quelle dell’art.9 del CIS;
avvalersi delle procedure semplificate di cui al DL Semplificazioni, ma con la dovuta attenzione, al fine di non tagliar fuori dal mercato il sistema imprenditoriale del territorio;
accelerare sul fronte della progettazione e laddove disponibili, al fine di anticipare la fase di affidamento, considerare l’opportunità di ricorrere all’affidamento della progettazione esecutiva e dell’esecuzione dei lavori sulla base del progetto definitivo dell’Amministrazione ai sensi del comma 1bis dell’Art.59 del DLgs 50/2016;

A Taranto si è negli anni consolidato un rilevante segmento produttivo rappresentato da imprese operanti nelle manutenzioni edili all’interno dei grandi impianti industriali, siderurgico e della raffinazione.
Queste imprese, soprattutto in ambito ex Ilva, hanno fortemente pagato il prezzo delle difficoltà di riassetto produttivo, subendo ritardi nei pagamenti e progressivi cali nei livelli produttivi ed occupazionali.
Occorre pertanto, in uno con le complesse decisioni da assumere in ordine ad assetti proprietari e modelli produttivi, agire affinchè tale patrimonio imprenditoriale non venga in alcun modo disperso e possa pertanto ricostruirsi una propria solida posizione competitiva anche per gli anni a venire.

Tutelare il territorio, promuovere gli interventi di riqualificazione degli edifici esistenti e delle aree degradate, valorizzare gli attrattori naturali storico e culturali, agire sull’efficienza e la qualità dei servizi, delle infrastrutture e della mobilità, favorire la manutenzione dell’ambiente urbano, sono le principali direttrici di azione che potranno garantire in futuro importanti opportunità di rilancio del settore delle costruzioni.
Su queste direttrici, occorre una chiara azione pubblica che, grazie anche ai provvedimenti di emergenza di modifica del quadro normativo, all’adozione di moderni strumenti finanziari di collaborazione tra pubblico e privato, all’azionamento di leve fiscali ed urbanistiche, possa in concreto sostenere un grande rinnovamento urbano di Taranto.
Occuparsi di rigenerazione urbana oggi significa occuparsi di molte cose: dai piani per le periferie, alla riqualificazione dei centri storici, ai vuoti urbani, alla messa i sicurezza degli edifici esistenti. C’è poi il problema delle industrie abbandonate e degli immobili pubblici non più funzionali al loro uso. E poi vanno rinnovate le infrastrutture per connettere gli spazi urbani.
E’ necessario, tuttavia, affrontare alcune questioni fondamentali che sono di ostacolo alla rigenerazione urbana:
la strumentazione urbanistica, caratterizzata da un’eccessiva articolazione e nello stesso tempo rigidità che non consente di seguire l’evoluzione della domanda, la difficoltà del rapporto con gli altri piani di settore e le normative di settore;
la normativa fiscale che non agevola i trasferimenti di proprietà finalizzati alla rigenerazione e nello stesso tempo non contiene norme efficaci nel contrastare la proprietà inattiva;
gli elevati costi a carico degli operatori privati per la realizzazione degli interventi di rigenerazione urbana che spesso non consentono di raggiungere un equilibrio economico finanziario.
Gli interventi di trasformazione o di riqualificazione urbana costituiscono sì uno strumento che può permettere di realizzare il potenziale di crescita di una città come Taranto, ma bisogna essere consapevoli che occorre affiancare all’intervento pubblico anche quello privato delle imprese.
Per fare ciò, le imprese dovranno essere sostenute da specifiche misure urbanistiche ed economiche.

Come ANCE siamo di recente intervenuti presso il Comune di Taranto e tutti i Comuni della provincia affinchè, acquisite alcune novità normative, si proceda con alcune misure in grado di innescare ed agevolare gli interventi privati di recupero e rigenerazione
Abbiamo pertanto proposto alle amministrazioni di:
agire sulla fiscalità locale disponendo, sia per i progetti in corso che per quelli futuri, interventi di riduzione del costo di costruzione, oneri di urbanizzazione ed occupazione di suolo pubblico per gli interventi di ristrutturazione edilizia e sui singoli immobili, definendone l’applicazione per i soli aumenti volumetrici consentiti;
prevedere una riduzione degli oneri sopra individuati per le nuove costruzioni, sia quelle con titoli abilitativi già disposti sia quelle future;
introdurre analoghe riduzioni, sempre per i progetti in corso e per quelli futuri, su altri prelievi quali quello per occupazione di suolo pubblico;
adottare apposita delibera con la qualedare diversa ed effettiva attuazione sul territorio comunale alla L.R. Puglia n.14 2009 recante “Misure straordinarie e urgenti a sostegno dell’attività edilizia e per il miglioramento della qualità del patrimonio edilizio residenziale” (c.d. Piano Casa).

Le misure adottate con l’insorgere dell’emergenza sanitaria, cassa integrazione e blocco dei licenziamenti, hanno avuto il loro immediato effetto di sostegno e tutela del lavoro.
Protrarne oggi gli effetti, in un’ottica di sola assistenza, sarebbe una scelta incomprensibile, inutile perché non farebbe che rinviare il problema e dannosa per le stesse imprese, impegnate in una difficile risalita. Dalle imprese e dal rilancio degli investimenti occorre invece ripartire per evitare il contraccolpo sociale della crisi e scongiurare la perdita di ulteriore occupazione.

Il settore continua ad essere alle prese con sommerso, aggiramento e violazione di norme e contratti posti a presidio della leale concorrenza e dei diritti fondamentali del lavoro.
Come ANCE, d’intesa con le organizzazioni sindacali, avvertiamo dunque l’esigenza, in quadro di piena condivisione di intenti con le istituzioni, di affermare i principi della legalità, trasparenza e concorrenzialità operando per la tutela e salvaguardia del lavoro e della parte sana del tessuto imprenditoriale.
In questa direzione, riteniamo indispensabile:
promuovere l’integrazione degli enti bilaterali territoriali dell’edilizia nella più ampia rete istituzionale posta a presidio delle attività edili sul territorio, operando per ricondurre nell’ambito dei corretti adempimenti contrattuali, della formazione e della sicurezza, il maggior numero possibile di cantieri.
considerare il contratto di lavoro di riferimento economico e normativo per i lavoratori impegnati nella realizzazione delle opere edili, quello collettivo nazionale per i lavoratori delle imprese edili ed affini sottoscritto da ANCE e dalle organizzazioni sindacali;
al fine di contrastare il fenomeno del lavoro sommerso ed irregolare introdurre, in forma di sperimentazione, una prima verifica della congruità della incidenza della mano d’opera relativa allo specifico contratto affidato.

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