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Sospetto caso Coronavirus ArcelorMittal Taranto

Un comunicato della Fim Cisl Taranto Brindisi. “Abbiamo appreso nella tarda serata di ieri circa la presenza di un sospetto nuovo caso di Coronavirus all’interno dello stabilimento ArcelorMittal. Il sospetto caso riguarderebbe un dipendente diretto, addetto ai convertitori del reparto Acciaieria 2 Convertitori. Attualmente sui tre turni in Acciaierie 1 operano complessivamente circa 120 addetti (circa un quinto della normale forza lavoro).
Il nostro collega, sabato nel giorno della vigilia di Pasqua, era di secondo turno (15 – 23).

Da quanto appreso, finito il lavoro, tornando a casa, si è sentito male ed ha accusato febbre. Ieri mattina (giorno di Pasqua) ha comunicato lo stato di malattia e, nella serata, ha allertato il servizio sanitario. È stato trasportato in ambulanza all’ospedale Moscati di Taranto e sottoposto al tampone. L’intera squadra di lavoro del dipendente in questione (otto persone), ieri ha lavorato regolarmente.

Per la giornata di oggi, invece, è stata esonerata dal lavoro in maniera precauzionale. «Se confermato dal tampone, questo del reparto convertitori dell’Acciaieria 2 – spiega il segretario aggiunto Fim Cisl, Biagio Prisciano – sarebbe il terzo caso positivo di Coronavirus in ArcelorMittal a Taranto. Riguarderebbe un reparto diverso della fabbrica da quello dei primi due. Questo sì che sarebbe preoccupante. Mi sento di esprimere vicinanza a tutti i lavoratori, impegnati in questi giorni di emergenza in fabbrica. Auguro a tutti quei colleghi colpiti dal virus una pronta guarigione.

È evidente che questa situazione di ArcelorMittal, sia per la vastità della fabbrica, che per l’elevato numero di unità impiegate, ha bisogno, secondo noi, di misure rafforzative dei protocolli Covid pensiamo, per esempio, ai test sierologici che, anche se effettuati a campione, ti permettono di rendere più efficaci i controlli. Entro questa settimana, secondo quanto riferito da ArcelorMittal nell’ultimo incontro con i sindacati, dovrebbero arrivare le termocamere in stabilimento. In questo modo – conclude Prisciano – avremmo strumenti più attendibili per la misurazione della temperatura corporea che oggi viene rilevata agli ingressi con i termoscanner».

 

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