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Medici ISDE Taranto: “Governo continua a sottoscrivere provvedimenti contro la salute e a favore del profitto”

“La scelta di continuare la produzione nello stabilimento siderurgico di Taranto è scellerata, insensata e inaccettabile. Alla luce di quanto sta accadendo in Lombardia e nelle regioni limitrofe del Nord sarebbe stato doveroso, anziché pensare alla produzione, proteggere la salute dei cittadini, dei lavoratori, mettendo in opera i massimi sistemi di precauzione. Ma i cittadini e i lavoratori del sud ancora una volta sono considerati di serie B. E Taranto continua purtroppo ad esserne un esempio clamoroso. La situazione è ormai drammatica. Oltre alle troppe parole di circostanza, sembra che non tutti se ne rendano conto.

In Puglia non abbiamo le efficienti strutture sanitarie del Nord – questa non è un’opinione, è un fatto – e dobbiamo aggiungerci che dal 22 febbraio non è stato possibile rifornirci di materiale di protezione per medici e personale sanitario. Abbiamo davvero bisogno che muoiano medici e infermieri come in Lombardia prima che si avvii una distribuzione di mascherine e guanti in quantità adeguata all’emergenza? Purtroppo nella nostra cultura sembrano radicati comportamenti che ignorano i sistemi di precauzione persino quando la realtà dei numeri sui contagi e sui morti ci dimostra che questi sistemi sono per ora l’unica possibilità di salvezza. All’interno della Puglia, Taranto, città reietta e per molti versi ineguagliabile, finora resiste sorprendentemente al coronavirus.

Pochi i contagi, per fortuna. Non è il caso di essere ottimisti né di dimenticare la realtà drammatica di questa epidemia, eppure, dopo una sequela di decreti che nel corso degli anni hanno fatto della città un caso unico dove è possibile ciò che altrove è vietato, anche questo Governo continua a sottoscrivere provvedimenti contro la salute e a favore del profitto. In un momento in cui il Governo Conte proibisce con sanzioni penali gli assembramenti, chiude chiese, negozi, aziende, impedisce l’attività libero-professionale, blinda paesini, città, trasporti, ecco, in questo stesso momento lascia aperta una fabbrica – l’ArcelorMittal, ex Ilva – che è grande quanto una città. La logica e la prudenza avrebbero suggerito l’interruzione del ciclo produttivo, invece 3500 lavoratori, cui si sommano 2000 lavoratori dell’indotto, andranno ad affollare la fabbrica più inquinante d’Europa, dove le persone arrivano e si spostano in autobus.

Sarà improbabile che possano essere mantenute quelle distanze di sicurezza che ci vengono continuamente suggerite da tv, radio, web. Non ci sono dispositivi di sicurezza per il personale ospedaliero, ci saranno miracolosamente per i lavoratori della fabbrica? Pensiamo per un istante a Vo’, il comune veneto di 3.300 abitanti circa dove il 70% degli abitanti è risultato positivo al Covid-19. La fabbrica tarantina è più grande di Vo’. Possiamo immaginare che resti immune al contagio? Ci resta la speranza, non la ragione. Che cosa porteranno con sé stavolta, nelle loro case, alle loro famiglie i lavoratori quando rientreranno dopo il turno in fabbrica oltre alle consuete polveri rosse? Quali effetti potrà avere questa politica sulla pelle delle persone? Non importa a nessuno, a quanto pare.

L’azienda ha intanto ottenuto la cassa integrazione ma seguiterà a produrre. Non è un bel segnale, non è una notizia rassicurante. Aggiungerei che ancora una volta quello che vale per l’Italia tutta non vale per Taranto: “la salute viene prima del lavoro”. Senza la salute non può esserci il lavoro. Ancora una volta in qualità di medici intendiamo lanciare un allarme per questa scelta che mina la salute dei lavoratori e di tutta la popolazione. I medici per l’ambiente ISDE della sezione di Taranto chiedono che siano applicate anche qui misure massime di prevenzione e precauzione come i decreti nazionali prevedono per il resto dell’Italia. Per quanto tempo saremo condannati a essere diversi dagli altri?”

I Medici ISDE di Taranto

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