Sciopero metalmeccanici: «I cittadini di Taranto e i lavoratori non sono pacchi postali»

Di seguito una dichiarazione del Segretario Generale Aggiunto Fim Cisl Taranto Brindisi, Biagio Prisciano sullo sciopero dei metalmeccanici contro il nuovo piano industriale di AM che prevede 4700 licenziamenti.

«Il 10 dicembre saremo in piazza a Roma – spiega il segretario generale aggiunto della Fim Cisl Taranto Brindisi, Biagio Prisciano – per partecipare alla mobilitazione dedicata a Mezzogiorno, industria, servizi e sviluppo ambientalmente sostenibile, contro i licenziamenti, a sostegno dell’occupazione e delle vertenze aperte, per l’estensione degli ammortizzatori sociali, per la riforma degli appalti e dello “sblocca cantieri”».
Temi ancor più sentiti tra i metalmeccanici tarantini, fortemente provati dal braccio di ferro messo in atto dal gruppo ArcelorMittal nei confronti di un territorio già fortemente provato dalle crisi. La proposta di 6300 tra esuberi e mancato ritorno al lavoro dalla cassa integrazione è irricevibile.

Da Taranto a Roma per dire no alla penalizzazione del territorio ionico, che non può permettersi nuovi tagli occupazionali. La Fim Cisl chiede al Governo – insieme alle altre organizzazioni sindacali di categoria e ai confederali di Cgil, Cisl e Uil, che hanno promosso la settimana di mobilitazione e tre manifestazioni nazionali a Roma #PIÙLavoroCrescitaSviluppo – adeguate risposte ai temi del lavoro, della crescita e dello sviluppo. Uno sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti Mittal e nell’indotto, proclamato dalle segreterie di Fim, Fiom e Uilm.

«Martedì saremo a Roma – sottolinea Prisciano – per respingere gli esuberi del nuovo piano industriale, comunicato da Mittal. Un piano che per noi è inaccettabile e inaudibile. Il 6 settembre 2018 abbiamo sottoscritto al Mise un accordo, che per noi è vincolante.

Quell’accordo è esistente ed è valido; tra l’altro ricordiamo al Governo – garante di quell’accordo – che dopo una lunga ed estenuante trattativa abbiamo siglato quell’intesa poiché non produceva esuberi, ed interveniva sul risanamento della fabbrica con gli interventi ed gli investimenti necessari. Quanto presentato mercoledì dall’Ad Lucia Morselli al Mise rappresenta un preoccupante ritorno al passato. Una proposta che non tutela nè l’ambiente, nè la salute dentro e fuori la fabbrica e nè il lavoro. ArcelorMittal non può organizzare le sue strategie industriali scaricando ogni conseguenza sui lavoratori e sulla città. I cittadini di Taranto e i lavoratori non sono pacchi postali; di esuberi e di penalizzazione del territorio non vogliamo sentirne e a Roma martedì lo grideremo con forza».

Il lavoro si crea: per questo i sindacati chiedono più investimenti pubblici, che aumentino occupazione di qualità e crescita, in un’ottica di sviluppo sostenibile. Vanno affrontate e risolte le gravi crisi aziendali che affliggono il nostro sistema produttivo, che hanno pesanti ricadute sui livelli occupazionali, sulla crescita e sullo sviluppo del Paese.
Intanto, ArcelorMittal si barrica e avvia la proceduta di proroga della Cigo per altre 13 settimane. I lavoratori coinvolti sono come numero massimo 1.273 di cui 900 operai e 269 tra quadri e impiegati. Sull’argomento Prisciano conferma la posizione già assunta nelle scorse settimane: «Sin dall’inizio non abbiamo condiviso l’avvio della procedura di Cigo, per cui non riteniamo sensato proporre accordi sulla proroga, poiché – conclude Biagio Prisciano – l’azienda non si è mostrata collaborativa nel garantire l’integrazione salariale ai dipendenti».

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