Vicenda ArcelorMittal e gli attributi del premier Conte

Doverosa quanto apprezzata la visita di ieri del premier Giuseppe Conte a Taranto, dopo l’annunciato ritiro di ArcelorMittal dai suoi impegni con gli stabilimenti ex Ilva. “Non ho la soluzione in tasca”, ammette Conte davanti ai cancelli dell’acciaieria, e invita la folla arrabbiata che urla “Taranto Libera” e “Chiusura” a lasciarlo parlare. E lo fa, fra le mamme dei tanti bambini che si sono ammalati di tumore e hanno perso per sempre la possibilità di vivere e gli operai che rivendicano il proprio diritto al lavoro e alla sicurezza in fabbrica. Riconversione e bonifica o chiusura. Lavoro e salute. Queste le richieste dei cittadini di Taranto.

“Stiamo lavorando tanto per l’energia pulita” dice il premier prima di entrare nella sala dello stabilimento ex Ilva dove incontra i rappresentanti sindacali riuniti in consiglio di fabbrica. Qui, strette di mano e applausi. Conte dichiara che si profila una battaglia legale durissima con il gruppo franco-indiano. “Se investi sei il benvenuto, ma rispetti il contratto” E ancora: “Qui c’è una frattura drammatica alimentata nel corso degli anni. Non faccio polemiche, non faccio nomi di chi mi ha preceduto. Non c’è stata sensibilità. Oggi è impensabile che un’impresa di queste dimensioni possa mantenersi e competere a livello globale e a livelli produttivi accettabili senza essere accettata dalla comunità in cui opera. Da questa tragedia può ripartire il rilancio di un’intera comunità. Non c’è una persona, un governo che può risolvere da solo tutto, c’è il sistema Italia, qui si apre un gabinetto di crisi per offrire un’opportunità a questa comunità ferita un’opportunità di riscatto”.

Si tratta di avere un progetto, che ancora non c’è, nonostante la vicenda si trascini da decenni ormai e nonostante, nel caso di ArcelorMittal, sin da subito il Governo abbia parlato di “Allarme rosso”.

Conte prende un complesso impegno con Taranto, dove ha detto che tornerà spesso, per gestire la sfida insieme alla città, come “sistema Paese”.

Nessun incontro istituzionale programmato, dunque, per il premier che, mostrando quantomai carattere, ha deciso di affrontare la drammatica crisi industriale a muso duro, mettendoci la faccia, provando ad instaurare un rapporto di fiducia nei suoi confronti più che verso la politica in generale.

 

 

 

 

 

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