ISDE SU INQUINAMENTO E BIMBI MALFORMATI

Inquinamento e bimbi malformati. Lo sfogo della presidente ISDE Maria Grazia Serra

“Sarà davvero una revisione dell’AIA a salvare almeno i futuri nati o saranno i 1700 operai in esubero che rinunceranno a procreare?”

“Le lucciole sono invisibili al sole, appaiono solo con la luna, nelle calde notti d’estate.

I fatti a Taranto sembrano lucciole. I fatti riguardano le persone, sconvolgono famiglie, passano sulla pelle dei bambini, ma sono lucciole invisibili.

Eppure tutto dovrebbe essere ormai chiaro, l’inquinamento a Taranto c’è e uccide. Tutto è stato già detto, studiato, provato scientificamente, impresso con inchiostro indelebile in quei dati epidemiologici che provengono da studi che dal 1981 a Taranto si susseguono al ritmo di almeno due l’anno e che attestano che in questa città ci si ammala e si muore per cause legate “presumibilmente” alle condizioni ambientali insalubri. “Presumibilmente”. Eppure l’ ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) congiuntamente ad ARPA Puglia ad Aprile 2019 conferma la pericolosità ambientale dell’acciaieria e di conseguenza il rischio sanitario per i lavoratori e i residenti nelle zone limitrofe dove c’è una popolazione che include anche bambini.

Guardiamo in faccia la realtà, chi o cosa può essere causa della precaria situazione sanitaria a Taranto?

I fumatori di tabacco, il vento dell’Africa, l’influsso negativo di una qualche maledizione?

I bambini sono i più vulnerabili, pagano e pagheranno il prezzo più alto, ovviamente. Ma noi tutti siamo vittime e spesso protagonisti della retorica, dell’attendismo e ogni volta si ricomincia a parlare partendo dagli albori dell’industria, come se non avessimo capito ancora ciò che è evidente, come se studi autorevoli non avessero già spiegato qual è il problema.

Studi tutti noti, pubblicati, condotti da ASL, ISS, ARPA, ISPRA… fino ad arrivare a quello che il professor Francesco Forastiere ha prodotto insieme ai suddetti enti, pubblicato nel 2016. Oggi però facciamo un passo indietro: abbiamo un “aggiornamento” dello Studio Sentieri che ci rende edotti su mortalità e ricoveri fino al 2013 e sulle malformazioni dei nati tra il 2002 e il 2015. In realtà esiste un registro Regionale Pugliese e grazie altresì al CNR di Pisa erano già noti dati attendibili che certificavano un eccesso per malformazioni congenite a Taranto rispetto al confronto regionale (intervallo dello studio 2001-2012).

Si riaccendono così i riflettori sul “caso Taranto”. Si ricomincia con articoli e polemiche.

Ma le malformazioni sono solo un pezzetto del puzzle, a Taranto c’è una ricchezza di dati, siamo una fonte inesauribile per gli epidemiologi.

Noi medici ISDE del territorio, ci siamo interrogati e il quesito unanime è stato: “ma dei bambini nati dal 2015 ad oggi che ne sarà? Saranno oggetto di uno specifico ma scontato osservatorio che ci aggiornerà. Questa è la nostra vana consolazione. Perché l’Osservatorio non cambierà di certo il destino di quei neonati. Il loro è già segnato forse da quando erano embrioni: ce lo dice l’epigenetica e non è il caso di stare a sentire l’ultimo politico di passaggio che da la sua interpretazione filosofica.

Siamo nel 2019 e qui i comignoli dell’acciaieria continuano a sbuffare inquinanti come e a volte più di prima; i bambini al quartiere fanno i doppi turni nelle scuole perché si è scoperto che le collinette ecologiche, costruite negli anni ’70 non sono poi così ecologiche. I medici del territorio continuano ad osservare sempre più deficit del neurosviluppo legati “presumibilmente” agli inquinanti.

Domandiamoci: sarà davvero una revisione dell’AIA a salvare almeno i futuri nati o saranno i 1700 operai in esubero che rinunceranno a procreare?

È come sempre e come in un prevedibile torneo di tennis, un palleggiamento di responsabilità fra il Governo e l’acciaieria. Poi le lucciole torneranno ad essere invisibili finché un nuovo studio ci racconterà ancora del passato, che intanto è diventato presente e che proprio in questa città avrebbe potuto essere un futuro diverso”.

Nota di Maria Grazia Serra e i medici ISDE di Taranto.

(Foto di repertorio)

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