PLUTO, A TARANTO L’ESORDIO DELL’ULTIMO TOGNAZZI

Primo ciak per Tommaso, figlio di Gian Marco Tognazzi, nel corto di Ivan Saudelli

«Creare formazione è fondamentale, soprattutto nel nostro Paese in cui è diffusa la tendenza ad attendere che le cose avvengano da sole». Parola di Gian Marco Tognazzi, l’attore italiano che nei giorni scorsi è stato a Taranto, impegnato nelle riprese del corto metraggio Pluto del regista tarantino Ivan Saudelli prodotto da Clickom srl e Programma Sviluppo. «Nel cinema – ha raccontato Tognazzi durante le riprese – c’è una tradizione di tramandare l’arte, anche tecnica, di padre in figlio, ma se si facesse un’opera molto importante di formazione anche il nostro cinema ne avrebbe un grande beneficio». La due giorni a Taranto dell’attore romano è stata invece un’occasione per coniugare la tradizione «di padre in figlio» e la formazione. Il progetto «Pluto» infatti è stato sostenuto da Programma Sviluppo e prodotto dalla società di comunicazione «Clickom».

Il corto racconta la storia di Silvio, 40enne disoccupato che cerca di sopravvivere soprattutto alla vigilia della nascita di una figlia nata dalla relazione con Giulia conclusa da qualche mese. Un giorno è convocato dalla più importante multinazionale esistente, la «Pluto Corporation» che attraverso il suo vertice Viktor lo mette davanti alla più grossa decisione della sua vita, un bivio senza ritorno. Silvio, interpretato dall’attore Silvio Gullì, dovrà infatti viaggiare per sempre, senza mai fare ritorno a casa e per un motivo apparentemente folle e grottesco.

Il protagonista della missione è il bassotto Pluto, il cane di Boris il defunto figlio di Viktor. Ma perché proprio Silvio? Cosa rappresenta il cane Pluto e cosa lo porta ad affrontare questa terribile situazione con apparente passività? Una serie di punti interrogativi che si accavallano e si sviscerano in una storia di sacrifici estremi ai limiti dell’assurdo, portando lo spettatore a ricostruire gli eventi scavando nel passato dei protagonisti. «Ho deciso di raccontare questa storia – ha spiegato il regista tarantino Ivan Saudelli – perché per quasi un anno sono andato a dormire ponendomi le stesse domande: “Se questa fosse la mia ultima notte sulla terra, come la passerei? Cercherei di dormirci su o cercherei una motivazione per tornare indietro? E se non avessi scelta? Se non avessi nulla da perdere? Se la mia vita non avesse vie d’uscita e volessi chiudere con tutto ciò che apparteneva al mio passato? Se non avessi più nessuno? Se non potessi più realizzare i miei sogni, partirei per un viaggio senza ritorno? E per un viaggio nello spazio?” e con questa storia ho provato a interpretare una risposta estrema».

Per Silvio Busico, direttore generale di programma Sviluppo, è «una bella scommessa, una nuova sfida nella quale abbiamo voluto credere: il progetto di Ivan Saudelli è una idea paradossale per raccontare le difficoltà dei giovani che cercano lavoro: Programma Sviluppo lavora ogni giorno proprio per evitare che alcuni giovani si trovino nelle condizioni del protagonista Silvio e formarsi significa offrire a se stessi nuove chance per trovare lavoro. Inoltre – ha aggiunto Busico – Ivan è un’eccellenza tarantina e da sempre vogliamo dare forza alle ricchezze umane di questa terra».

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