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“Un nuovo rischio, “la fibra ceramica e refrattaria”, potrebbe aver colpito anche in sinergia con l’amianto a bordo delle navi della Marina e nelle officine degli Arsenali. Nel corso degli anni, alla graduale, ma non definitiva, bonifica dell’amianto ha corrisposto la sua sostituzione con altri materiali di coibentazione come “le fibre ceramiche e refrattarie”, sostanze con possibili effetti nocivi sull’apparato polmonare ed associati anche ad irritazione cutanea, oculare, ostruzione nasale e tosse secca. Nessuno parla dell’uso in Marina Militare di tali fibre ma il loro impiego è stato vario ed esteso al pari dell’amianto. Non allarmismo ma grande attenzione in considerazione del fatto che le fibre sono sostanze tossiche e considerate irritanti respiratori che possono provocare patologie quali fibrosi, placche pleuriche ed ispessimenti ed i cui effetti di possibile cancerogeno, associato al tumore del polmone, vanno valutati in relazione a specifiche caratteristiche delle fibre e non generalizzato per tutti i tipi. Come definito nel 2015 dalla Conferenza Stato Regione nelle Linee Guida delle Fibre Artificiali Vetrose“ per i lavoratori esposti alle fibre ceramiche refrattarie è sempre obbligatoria la sorveglianza sanitaria“ e “l’istituzione da parte del datore di lavoro, tramite il Medico Competente, del Registro degli esposti”, va precisato che l’obbligo del controllo sanitario e l’istituzione del Registro sono sempre legati alla valutazione del rischio per la salute dei lavoratori come prevista per gli agenti cancerogeni e nocivi. La presenza delle fibre ceramiche in aree e mezzi militari e la correlazione al possibile rischio da esposizione con probabili conseguenze sulla salute di militari ed operai del Ministero della Difesa è stato già rappresentato da Contramianto in Commissione Parlamentare d’inchiesta lo scorso luglio durante l’audizione tenuta a Palazzo San Macuto nel corso della quale sono state riportate le evidenze di malattie e morti per patologie asbesto-correlate in Marina Militare che solo a Taranto e secondo i dati disponibili ad oggi in archivio Contramianto indicano oltre 300 casi, Marinai e Operai Arsenale, dei quali 170 tumorali (90 mesotelioma, 63 cancro polmone, 17 cancro laringe, renale, trachea, cerebrale) e 130 non-tumorali (asbestosi , fibrosi, placche, ispessimenti).

Negli atti associativi di Contramianto è presente documentazione nella quale risulta che alle tonnellate di amianto già presenti in Navi e Officina siano state abbinate massicce coibentazioni di Fibre Ceramiche del naviglio militare che ha riguardato principalmente tubolature, condotte, macchinari e paratie. All’Arsenale MM di Taranto la fibra ceramica era stoccata e distribuita dai magazzini e contribuiva con l’amianto alle coibentazioni di navi e sommergibili. L’elenco dei manufatti in fibra ceramica risulta ampio: feltro, cordone, coppelle , materassini , tela , cartone , questi i prodotti di coibentazione che con le loro polveri pericolose rappresentano ancora oggi un possibile rischio per i polmoni. Nel corso dei lavori di manutenzione di Nave Stromboli, Aliseo, San Marco, Euro, Orsa, Perseo, Zeffiro, Lupo, Veneto, ex Garibaldi e del Smg Pelosi considerevoli quantitativi di Fibre ceramiche furono introdotte o ritirate dal Magazzino della “Gestione C e C/E” dell’Arsenale di Taranto per le coibentazioni di bordo: 400 materassini, 800 coppelle, 3000 Kg di Feltro e Cordone, 4500 metri di Corda e 700 metri quadri di Tessuto. Le tonnellate di Fibre Ceramiche servirono con l’Amianto ad isolare dal calore le navi da poppa a prua, per la difesa dal fuoco ma furono utilizzate anche nelle cucine all’interno dei forni e delle piastre di cottura, un uso molteplice che costituisce ancora una possibile e forse sottostimata fonte di rischio. La partita dell’amianto in Marina Militare e delle sue vittime non è ancora chiusa e la ragionevole preoccupazione di un nuovo rischio “le fibre ceramiche e refrattarie“ dovrebbe accrescere le attenzioni per i possibili effetti dannosi del mix di polveri di amianto e ceramiche respirate da militari e operai civili e dell’indotto lavorando a bordo di navi e sommergibili e nelle officine degli Arsenali o negli Enti del Ministero della Difesa su mezzi ed apparati militari”.

Lo scrive Luciano Carleo, presidente dell’associazione Contramianto.

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