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ROMANDINI: “PSICHIATRIA ALL’OSPEDALE VECCHIO? UN SALTO ALL’INDIETRO DI OLTRE TRENT’ANNI”

Una nota di Luigi Romandini, candidato sindaco di Taranto.
“Il Chiostro di San Giovanni di Dio, i reperti archeologici, la corte, i locali, sono stati restituiti alla loro originaria bellezza grazie agli interventi delle Sovrintendenze dei Beni Architettonici ed Archeologica. L’edificio, ormai quasi del tutto restaurato, è stato riportato all’antico splendore con i fondi della Legge 448/98 e rientra, di fatto, nel progetto Sisata per la riqualificazione dell’assistenza sanitaria a Taranto.

Oggi, i vertici dell’Asl di Taranto ipotizzano la possibilità di riportare la Psichiatria nell’antico Chiostro dell’Ospedale Vecchio, nel cuore del Borgo. L’Azienda sanitaria vorrebbe sistemare al piano terra due Centri Diurni per la patologia psichiatrica adulta con annesso servizio mensa; al primo piano due Centri di Salute Mentale per gli adulti di Città Vecchia, Borgo, Salinella, Talsano, Lama; all’ultimo piano gli ambulatori della neuropsichiatria infantile.

Non entro nel merito dell’efficacia di una simile decisione dal punto di vista clinico e sanitario, non ne ho le competenze. Ma ho vissuto personalmente quanto accaduto oltre trent’anni fa. Nel 1978 fu approvata la Legge 180, nota come Riforma Basaglia che sancì la chiusura dei manicomi e l’apertura delle sedi territoriali per i pazienti psichiatrici. All’epoca ero uno dei dirigenti nel pool dell’assessore provinciale alla Sanità Eligio Pizzigallo che riunì professionisti di chiara fama universitaria per organizzare l’assistenza psichiatrica. Ricordo, a tal proposito, il dottor Francesco Scapati, il dottor Giuseppe Ruggieri, il dottor Bruno Tripaldelli. Furono anni di intenso lavoro che videro la collocazione della Psichiatria presso i locali dell’Ospedale Vecchio, all’epoca parzialmente dismesso.

Ma fu proprio la lungimiranza degli specialisti a ritenere la collocazione della Psichiatria nella sede dell’Ospedale Vecchio non confacente ai bisogni dei pazienti psichiatrici. Furono così approntate nuove sedi, tra cui un modulo nella vasta area del Distretto di via Ancona-Salinella, una struttura che avrebbe dato giusto e dignitoso respiro, spazio, integrazione all’utenza, così come già avviene con la sede del Distretto Unico e del Servizio per le Tossicodipendenze che sono lì allocati.

A distanza di oltre trent’anni, l’Azienda sanitaria vorrebbe tornare sui suoi passi con una decisione che suscita qualche perplessità. Penso che vadano tenute in considerazione innanzitutto le esigenze degli ammalati e per questo chiedo se sia sensato compiere un salto all’indietro riportando i servizi psichiatrici in un contesto che già trent’anni fa non era stato ritenuto idoneo da specialisti di comprovata esperienza.

Mi chiedo ancora se quella ipotizzata dall’Asl sia l’unica soluzione possibile e passando in rassegna la condizione di tanti uffici e strutture sanitarie pubbliche ritengo di no. Esistono, a mio avviso, altre strade percorribili. E infine, lancio una proposta: la fruizione mista del restaurato Chiostro San Giovanni di Dio. Non creiamo altre “città proibite” (come quella oltre il muraglione dell’Arsenale) e dei tesori nascosti. Evitiamo che preziose testimonianze del passato siano occultate, inagibili o interdette alla cittadinanza. Dobbiamo recuperare pezzi importanti della memoria collettiva e della stessa identità di un territorio ricco di storia e di cultura. Il mio è un invito alla condivisione delle scelte, al confronto istituzionale, a ragionare come comunità, non come singoli Enti. Soprattutto quando si parla della salute dei cittadini, non si possono commettere errori”.

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