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TARANTO, I VERDI: “ALIMENTAZIONE REGIONALE UMILIATA NELLE CLAUSOLE DEL TTIP”

“Le clausole sull’alimentazione spengono ogni speranza a chi, faticosamente, vede nell’alimentazione di qualità un’alternativa alle industrie inquinanti e alla situazione di desertificazione industriale. Sì ad un mercato comune, ma non sia l’Europa a diminuire le proprie tutele”, scrivono i Verdi di Taranto in una nota.
“Uno dei nodi fondamentali dell’accordo transatlantico Ttip tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti è sicuramente quello dei prodotti agroalimentari e, in verità, diversi sono gli indizi che navigano contro la possibilità che l’agricoltura italiana ed europea possa ottenere benefici da questo accordo internazionale. Il rapporto redatto da Friends of the Earth Europe, pubblicato in Italia in collaborazione con l’associazione Fairwatch, parla chiaro: il contributo dell’agricoltura sul Pil europeo calerebbe dello 0,8% con l’ovvia conseguenza della perdita dei posti di lavoro; negli Stati Uniti, invece, questo stesso dato aumenterebbe dell’1,9%”.
“Uno degli aspetti fondamentali, in particolare per l’Italia, è quello dei prodotti a marchio Dop ed Igp. Innanzitutto, bisogna ricordare che il marchio Dop (Denominazione d’origine protetta) è un marchio di tutela giuridica attribuito dall’Unione Europea ad alimenti le cui caratteristiche qualitative dipendono dall’ambiente in cui sono stati prodotti (fattori naturali come il clima ed umani come le tecniche di produzione, le tradizioni).
“Questa denominazione intende che il prodotto sia inimitabile al di fuori dei territori segnalati e che le fasi di produzione, trasformazione ed elaborazione debbano necessariamente avvenire all’interno della delimitata area geografica. Per quanto riguarda l’Igp, invece (Indicazione Geografica Protetta) si tratta del marchio che sempre l’Unione Europea attribuisce a prodotti alimentari dalla qualità legata ad una limitata area geografica. In questo caso, però, almeno una fase del processo deve necessariamente avvenire nella determinata area geografica”.

“Il numero di prodotti Dop e Doc (Denominazione d’Origine Controllata) europei supera i 1500 marchi di cui quelli tutelati nell’accordo sarebbero circa 200, stante l’attuale bozza del Ttip. Gli Stati Uniti, peraltro, producono già alimenti simili a quelli tutelati dai marchi europei i quali, con l’approvazione del trattato, potrebbero circolare liberamente e confondersi con quegli alimenti europei che avrebbero perso tale tutela come ha di recente candidamente fatto capire l’ambasciatore Usa presso l’Unione Europea Anthony Gardner.
Secondo un rapporto di Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), l’export Dop e Igp è cresciuto dell’8% nel 2015 e vale circa il 21% delle esportazioni italiane del settore. La produzione italiana ha avuto un fatturato di 13,4 miliardi di euro ed è valsa il 10% sul fatturato dell’industria agroalimentare nazionale. Su 284 prodotti a marchio Dop o Igp, dall’attuale bozza dell’accordo sul Ttip sarebbe stata richiesta una salvaguardia rafforzata per 42.
Gli Stati Uniti, però, non riconoscono i marchi delle eccellenze agroalimentari europee e, peraltro, proprio negli States ha preso ampiamente piede il fenomeno definito “Italian sounding”.
Si tratta di generi che richiamano i prodotti italiani dalle denominazioni molto generiche come, ad esempio, “Asiago”, “Fontina” e che rappresentano un giro d’affari di circa 21 miliardi di dollari l’anno. Se, dunque, da un lato si aprirebbe un’ulteriore fetta di mercato negli Stati Uniti, dall’altro sul mercato europeo si potrebbero trovare salumi, formaggi o prodotti ortofrutticoli dai nomi simili, ma a minor prezzo e privi di precise denominazioni geografiche che, attualmente, tutelano i prodotti Dop ed Igp dato che queste sono assenti nella legislazione americana.
Si tratta della principale preoccupazione emersa dall’audizione della Conferenza delle Regioni e delle province autonome la cui delegazione era guidata da Simona Caselli, assessore dell’Emilia Romagna presso la commissione Agricoltura di Montecitorio. Secondo Caselli è necessario che negli Stati Uniti “sia garantita una tutela analoga a quella europea”, mentre, prosegue, attualmente “la tutela nel territorio statunitense è garantita solo attraverso complesse e costose iniziative legali”.

I prodotto pugliesi che fanno parte della “tutela rafforzata” sono 2 su 18, l’olio della Terra di Bari e la Mozzarella di bufala campana prodotta, però, in Puglia, esclusivamente nei comuni della provincia di Foggia di Apricena, Cagnano, Varano, Cerignola, Manfredonia, Lesina, Lucera e Poggio Imperiale (oltre che parzialmente nel territorio di altri centri della provincia garganica).
Restano fuori agrumi del Gargano, presidio Slow Food di cui sia l’arancia del Gargano sia il limone Femminello a marchio IGP; le clementine del Golfo di Taranto, un incrocio tra il mandarino e l’arancia, eccellenza del Made in Italy; l’olio “Terre Tarentine”, ottenuto dalle varietà di olive “Coratina”, “Ogliarola”, “Leccino” e “Frantoio” da sole o insieme in misura non inferiore all’80% coltivate e trasformate nei comuni occidentali della provincia. Nel comparto oli sono esclusi dalle tutele aggiuntive anche l’olio Terra d’Otranto e l’olio Dauno.

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