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“Fatto salvo che la messa in suffragio non si nega ad alcun peccatore, è altresì vero che quella in questione assume una particolare connotazione ideologica che lo ha indotto a disporre che la celebrazione venga annullata”. Così, nei giorni scorsi, il portavoce dell’arcivescovo di Taranto, Don Emanuele Ferro, aveva spiegato il “no” di monsignor Filippo Santoro alla celebrazione della messa di suffragio per Benito Mussolini e Giovanni Gentile che si sarebbe dovuta tenere  lunedì 18 aprile nella parrocchia del Sacro Cuore a Taranto e che aveva suscitato le “ire” dell’Anpi, l’associazione dei partigiani, e di altre associazioni ed esponenti politici e sindacali tarantini.

Adesso a “contestare” la decisione del vescovo è Mario Guadagnolo, ex sindaco di Taranto e scrittore, che ha inviato allo stesso arcivescovo una lettera aperta che qui di seguito pubblichiamo.

“Leggo la notizia che Lei ha negato l’autorizzazione a celebrare una messa in suffragio di Benito Mussolini e di Giovanni Gentile. Devo confessare che da un sacerdote aperto e lungimirante quale lei è mi sarei aspettato una risposta diversa. Le premetto che chi Le scrive è un laico nel senso storico e cavouriano della parola e un antifascista per cultura e formazione politica. Io, ritengo da cittadino e da laico che guarda alla Chiesa con rispetto, che Lei quell’autorizzazione avrebbe dovuto concederla proprio in nome e in funzione del ruolo della Chiesa del Perdono che Lei rappresenta e soprattutto in un anno in cui si sta celebrando il giubileo della Misericordia. Non sarò certo io a ricordarLe che un peccatore in vita nel momento in cui si trova davanti al Padre, l’unico che ha titolo o giudicarlo e a perdonarlo, ha diritto al perdono e alla misericordia. Ovviamente so bene chi è stato Benito Mussolini in vita e conosco le terribili colpe del personaggio storico che peraltro è stato persecutore efferato della parte politica nella quale affondo le mie radici politiche, ideologiche e culturali, ma di fronte alla morte di un uomo, anche quella del proprio peggior nemico, occorre inchinarsi sempre. L’anima di un uomo ancorchè votato al Male in vita nel momento in cui attraversa quel fiume ha diritto al perdono e alla misericordia senza distinzione di peccatore e di peccato. Chi le ha tirato la stola chiedendole di impedire quella messa di suffragio non vuole bene né a Lei né alla Chiesa e non è abbastanza laico da comprendere che una cosa è Cesare una cosa è Cristo e Lei doveva concedere la celebrazione di quella messa di suffragio perché rappresenta Cristo non Cesare. Essere parte nella riproposizione di vecchi steccati alimentati da decrepiti rancori e da un deleterio e non ancora, dopo oltre mezzo secolo, sopito spirito di Piazzale Loreto non appartiene al ruolo della Chiesa che è prima di tutto e soprattutto Madre. Aver negato quella messa di suffragio mi creda non è un buon servigio reso alla Chiesa.

Con immutata stima e devozione   Mario GUADAGNOLO

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