fbpx

Emergono i primi e scottanti retroscena dello scandalo scoppiato a Bari e relativo agli esami da avvocato del dicembre 2014.

Come è noto, tre persone sono state arrestate dai carabinieri e altre 15 sono indagate a piede libero sulle presunte irregolarità nelle prove scritte dell’esame da avvocato del dicembre 2014. Agli arresti domiciliari sono finiti la funzionaria dell’Università di Bari Annunziata Laquale (oggi in pensione) la responsabile dell’Unità di controllo dell’Agenzia regionale per il diritto allo studio universitario, Innocenza Losito e l’avvocato Giuseppe Colella. Gli indagati sono complessivamente diciotto, tra avvocati, membri della commissione e procuratori legali accusati, a vario titolo, di falsa attribuzione di un lavoro altrui, falso ideologico, rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio, corruzione e truffa aggravata ai danni dello Stato.
Per la Procura di Bari “un gruppo di lavoro riunito in un appartamento adibito a centrale operativa agiva redigendo gli elaborati di esame che venivano successivamente introdotti nei padiglioni della Fiera del Levante e consegnati ad alcuni degli esaminandi”.

BUSTE E BUSTERELLE – Secondo quanto emerso, ci sarebbe stato un accordo illecito fra l’avvocato barese 38enne Giuseppe Colella e Innocenza Losito, figlia della ex funzionaria dell’Università di Bari Annunziata Laquale. La Losito, infatti, responsabile dell’unità di controllo dell’Adisu Puglia, era “in grado di individuare gli studenti sottoposti a verifiche di accertamento e conseguente irrogazione di sanzioni per l’indebito ottenimento di borse di studio da parte dell’Università” sulla base di false dichiarazioni Isee.
Avrebbe quindi “suggerito agli studenti universitari – è scritto nel provvedimento cautelare ripreso dall’Ansa – di rivolgersi all’avvocato Colella rappresentando loro che tale professionista aveva individuato un’eccezione al sistema sanzionatorio tale da consentire l’archiviazione del procedimento amministrativo”. In cambio Colella avrebbe non soltanto collaborato al gruppo di lavoro per truccare l’esame da avvocati, ma anche corrisposto alla Losito una somma proporzionale alla sua parcella, pari a 500 euro per ogni incarico procuratogli. Secondo il giudice che ha emesso l’ordinanza di arresto accogliendo le richieste del pm Luciana Silvestris, “il pericolo che gli indagati, ove lasciati liberi, possano determinarsi ad iniziative idonee ad alterare il quadro delle prove, è elevatissimo e del tutto attuale” tenuto conto della “spregiudicatezza e capacità di attivare sistemi di ostacolo e copertura delle attività illecite”.
A questo proposito il gip ricorda l’episodio che ha dato avvio all’inchiesta, la scoperta da parte dei carabinieri, il giorno della terza prova scritta, del passaggio di una busta con gli elaborati fra Laquale e Santamaria, funzionario della Corte di Appello, che avrebbe poi avuto il compito di distribuirli ai candidati. Quando i due vennero fermati dai militari, partì subito un giro di telefonate per cancellare i messaggi, resettare i cellulari, “alterare e occultare definitivamente le tracce dei reati commessi”.

MESSAGGI WHATSAPP – “Stai tranqui’ me la vedo io”, “tra mezz’ora avrai”, “adesso vai a posto ti avviserò io quando sto per arrivare”, “stai al posto tuo serena e non ti preoccupare”, “come sempre vi preoccupate inutilmente, io do con tutte le indicazioni, ieri quello che si è verificato non è mai successo ma l’ansia fa fare i figli ciechi, oggi andrà meglio”. Sono solo alcuni dei messaggi scambiati via whatsapp fra Tina Laquale, ex funzionaria dell’Università  e i candidati con cui ci sarebbe stato l’accordo illecito per ottenere gli elaborati delle prove scritte.
Dalle intercettazioni telefoniche e dall’analisi del contenuto dei telefoni cellulari sequestrati, gli investigatori baresi hanno potuto ricostruire le tre giornate d’esame e i continui contatti fra il “gruppo di lavoro” a casa di un avvocato barese, il 38enne Giuseppe Colella (anche lui agli arresti domiciliari), incaricato di svolgere le tracce, e i candidati. Laquale risponde, tranquillizzandoli, alle continue richieste degli aspiranti avvocati: “ciao Tina, non si è presentato nessuno, c’è stato tanto tempo come mai? Ti prego aiutatemi”. Nell’ordinanza di arresto a firma del gip del Tribunale di Bari Sergio Di Paola c’è poi una lunga nota dedicata a decine di prelievi bancari nelle settimane precedenti e successive alle tre prove d’esame per complessivi 9mila euro circa, emersi da una perquisizione effettuata a casa di una candidata nel gennaio 2015. (ANSA).

Commenta l'articolo:

    Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Continuando la navigazione accetti l'utilizzo dei cookie secondo quanto descritto nell'Informativa sui Cookie. Leggi di più

    Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

    Chiudi