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I consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle hanno presentato una mozione per chiedere ad Emiliano di schierarsi contro la libera professione per i medici del Sistema Sanitario Nazionale. “L’attività professionale di intramoenia così come di extramoenia esercitata dei medici del SSN è oramai una palese stortura prevista dal nostro ordinamento – dichiarano i consiglieri Mario Conca e Marco Galante, componenti della commissione sanità – che costituisce non solo una forma di evidente conflitto di interessi e quindi di rischio speculativo da parte dei sanitari, ma contribuisce direttamente all’allungamento delle liste d’attesa e quindi ad inquinare una delle basi fondanti del nostro sistema sanitario, ovvero il principio di appropriatezza. Questi meccanismi definiscono una visione di sanità che include il ‘profitto’ offendendo quindi i principi di equità e solidarietà che hanno ispirato il Servizio Sanitario Nazionale, fino a compromettere il rapporto di fiducia e di stima che si deve stabilire tra chi ha bisogno di cure e il suo medico”. I pentastellati ricordano come già la Conferenza Stato Regioni del 14 febbraio 2002 considerava che “il criterio dell’appropriatezza e quindi anche l’erogazione delle prestazioni entro tempi appropriati alle necessità di cura degli assistiti rappresenta una componente strutturale dei Livelli Essenziali di Assistenza”. La libera professione intramoenia rappresenta una forma di finanziamento delle ASL e delle Aziende Ospedaliere Universitarie che ammonta a circa un miliardo di euro all’anno e, secondo i consiglieri pentastellati, anche in tal senso si evidenzia un consistente rischio di conflitto di interessi. “Con la presenza nello stesso stabilimento di pubblico e privato accreditato e/o convenzionato si attua una vera e propria discriminazione per reddito – dichiarano i cinquestelle – che si pone in contrasto con il diritto alla salute sancito dalla carta costituzionale. Questo si configura, tra i tanti casi noti, nell’episodio spesso segnalato dagli utenti: quando un cittadino ha necessità di diagnosi e cure (ad esempio una Tac), capita assai spesso che si senta dire ‘l’appuntamento sarebbe tra sei mesi, ma si può fare anche oggi pomeriggio, sempre qui in ospedale, se lei paga”.

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