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TARANTO: ASILI NIDO, LA CGIL: SCARSA INFORMAZIONE ALLE FAMIGLIE

Una tematica che interseca varie esigenze sociali e che pure continua ad avere un approccio spesso superficiale e riduttiva. E’ l’analisi che i segretari della CGIL e della Funzione Pubblica CGIL, Eva Santoro e Mino Bellanova, fanno sull’insufficiente offerta relativa agli asili nido del Comune di Taranto. Sono aperte le iscrizioni e lo scopriamo perché davanti ai cancelli dei nido comunali si preannuncia la chiusura della fase delle presentazioni delle domande entro il prossimo 15 giugno – scrivono i due rappresentanti sindacali – una scadenza imminente che non è stata assolutamente preannunciata da una informazione adeguata all’esterno. Non una affissione, né un volantino, insomma che avrebbe dovuto raggiungere l’enorme platea di famiglie che di questo servizio ha estremo bisogno. Non comprendiamo un simile comportamento, specie in una città che di fronte a mille emergenze sociali ha bisogno di dare risposte sempre più concrete, invece, alla richiesta di sostegno e accompagnamento anche a quei genitori alle prese con difficoltà economiche e occupazionali – dicono Santoro e Bellanova – anche se presumiamo che l’ulteriore pubblicità di questo servizio non avrebbe fatto altro che metterne in evidenza la sua insufficienza e incapacità ad assolvere ai bisogni della comunità. Insufficienza che secondo la CGIL si manifesta in tutta la sua drammaticità con la politica di chiusura che si sta attuando da alcuni anni e che ha ridotto la presenza storica dei nidi comunali da 12 a 8. Questa scelta, scellerata e costante, di riduzione del servizio, risulta a noi oggi ancora più grave, in quanto avviene non solo in un periodo in cui le famiglie ne hanno più bisogno – spiegano dalla CGIL – ma anche in palese contraddizione con l’aumentata sensibilità e il corrispettivo aumento dei finanziamenti e provvedimenti in merito sia sul fronte regionale che nazionale. Il riferimento è alle risorse economiche messe a disposizione dai Piani Sociali di Zona (legge regionale 19/2006) che attraverso i buoni di servizio per la conciliazione vita-lavoro prova a fornire alle famiglie pugliesi un bonus economico da spendere anche nelle strutture dedicate all’infanzia, fornendo un supporto valido al pagamento delle rette scolastiche. La ratio di questo intervento – sottolineano Mino Bellanova e Eva Santoro – nasce dall’idea di favorire il potenziamento di una rete estesa, qualificata e differenziata su tutto il territorio regionale di servizi socio-educativi per l’infanzia e l’adolescenza e per promuovere e garantire il benessere e lo sviluppo dei bambini, il sostegno al ruolo educativo dei genitori e la conciliazione dei tempi di lavoro e cura. Tratti di un intervento che guarda ai bambini e alle loro famiglie che rischia di rimanere lettera morta in una città che non comunica neanche l’apertura delle iscrizioni agli asili nidi comunali o che ufficialmente ancora non spiega che fine faranno i Fondi di Azione e Coesione, i cosiddetti PAC che alla città di Taranto avrebbero riservato più di un milione di euro da investire nel 2015 e altri due milioni di euro, da investire nel potenziamento delle strutture esistenti, per il 2016. Sappiamo che il potenziamento dovrebbe avvenire attraverso la riapertura della struttura comunale di via Cheradi, per 50 bambini, ma anche con il prolungamento dell’orario di apertura di altre 4 strutture, con apertura pomeridiana ed estiva a luglio, con conseguente aumento non solo del servizio ma anche di assunzione di personale – dicono i due rappresentanti sindacali – Ma, anche di tutto questo, ufficialmente , ancora, non si sa niente. In barba anche agli obblighi di legge, L.Q. 328/00 e L.R.19/06 , che prevedono un’ ampia concertazione sindacale , l’Assessorato alla Pubblica Istruzione ha inteso gestire il tutto in maniera esclusiva ed escludente, anche nei confronti dell’Ufficio di Piano, responsabile per il sociale. E qui i dubbi della CGIL. Ci chiediamo se i progetti relativi a questi strumenti sono stati approntati ed inviati alla Regione e all’Autorità nazionale di gestione, nei tempi e nelle modalità previste. Il rischio – dicono – sarebbe la perdita dei finanziamenti che potrebbero invece rappresentare realmente un cambio di passo verso le politiche per la famiglia, l’autonomia delle donne, ma anche la tutela del lavoro e delle prestazioni di qualità di tanti addetti ai servizi alla persona. Specie quando le persone in questione sono piccoli uomini e piccole donne del domani. Il tema è culturale e di primaria importanza per noi perché getta le basi di come intende crescere e vivere questa città nel suo futuro, occupandosi sin da ora dei suoi cittadini più piccoli, ma anche di tanti qualificati operatori del settore che con professionalità e dedizione ogni anno garantiscono un servizio pubblico di qualità e sicuro. Un servizio e un progetto di avvenire che non può proprio per questa ragione essere lasciato al passa parola o peggio ancora all’arbitrarietà di una informazione di basso profilo.

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